Trieste, 08.05.26 – «Se c’è una riflessione da fare sull’ennesima bocciatura arrivata dalla Corte Costituzionale sulle leggi sulla casa, è proprio sul modo in cui il centrodestra fa le leggi e su come mette davanti a tutto, persino ai diritti sanciti dalla Costituzione, la propria ideologia. Il centrodestra abbandoni dunque atteggiamenti ideologici e torni nei binari della legalità». Lo afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il requisito della residenza continuativa in Friuli Venezia Giulia previsto per ottenere una casa popolare.

La legge regionale, ricorda Moretti, nacque con il requisito dei due anni di residenza, come previsto anche dalla precedente legge 1 del 2016, associata a punteggi premiali a seconda della residenza. Nel 2018 la Giunta Fedriga mise le mani una prima volta alzando questo requisito a cinque anni, inasprendo e limitando così l’accesso all’edilizia popolare e scatenando i ricorsi dei cittadini che si videro limitare dall’oggi al domani il diritto all’abitazione. A nulla quindi è servito (dopo diversi passaggi in Commissione e poi in Aula) il passo indietro del 2024 dopo che si è voluto intervenire su una norma che fino alle modifiche del 2018 non aveva avuto alcun problema di costituzionalità». Il testo del disegno di legge sulle politiche abitative presentato dall’assessore, continua il capogruppo dem, «presenterà le stesse criticità, tant’è che il medesimo requisito è previsto nel disegno di legge approvato dalla Giunta regionale e che arriverà in commissione per l’illustrazione nelle prossime settimana».

È da anni ormai che «il nostro gruppo propone l’abrogazione della residenza pregressa per accedere ai benefici sulla prima casa. Questo – spiega ancora Moretti – per un principio di uguaglianza e di soddisfacimento di bisogni primari ma anche per l’attrattività della Regione. É giunta l’ora di mettere da parte le ideologie e lavorare per una regione attrattiva, moderna e aperta a chi vuole risiedere e lavorare in Fvg, nell’ottica – conclude – di una crescita che al momento non si vede».

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