Sanità: Conficoni (Pd), casa comunità Cordenons simbolo di trascuratezza del territorio

Pubblicato il martedì 14 Giu 2022

14.06.22 «La costruzione di una vera rete di sanità territoriale necessita di azioni concrete che mettano realmente a disposizione dei cittadini di una serie di servizi previsti dalle linee guida nazionali, attraverso le case di comunità. Concetto del quale il centrosinistra, nella precedente legislatura, era stato antesignano attraverso l’istituzione dei Cap (Centri di assistenza primaria), poi demoliti da un centrodestra che oltre a indebolire la sanità territoriale, oggi sta subendo una scelta nazionale. E prova di questa ritrosia e trascuratezza del territorio da parte della Regione è la casa della comunità prevista a Cordenons in un luogo sbagliato e con spazi insufficienti a garantire tutti i servizi necessari ai cittadini». Lo afferma il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd) che attraverso un’interrogazione alla Giunta regionale porta in Consiglio regionale il dibattito sulla casa della comunità prevista nel Comune di Cordenons, oggetto di un recente incontro pubblico organizzato dal circolo del Pd di Cordenons.

«Le iniziative organizzate dal Pd troveranno un seguito in Consiglio regionale. Da tempo ribadiamo come, per rilanciare la sanità pubblica messa a dura prova dall’emergenza covid, non ci si possa limitare a rafforzare l’attuale assetto organizzativo, ma sia necessario riformarlo. Grazie al Governo, ritorna al centro dell’attenzione la sanità territoriale attraverso l’attivazione di centrali operative, ospedali di comunità e case della comunità. Peccato che, per sua stessa ammissione, la giunta Fedriga non creda in questi strumenti seppur non perda occasione per propagandare sui territori i fondi stanziati, fiumi di milioni, per attuare le previsioni del Pnrr». Ora, continua Conficoni, «preso atto che la giunta regionale ha deliberato la realizzazione della casa di comunità di Cordenons, resta il fatto che il luogo individuato non risponda, in termini strutturali, alle esigenze previste dal ministero della Salute. Queste strutture, infatti, devono erogare servizi obbligatori, garantiti dalla presenza medica e infermieristica su 12 ore, sei giorni su sette quali: cure primarie prestate da equipe multidisciplinari, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, prestazioni infermieristiche, sistema di prenotazione collegato al Cup aziendale, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità e valorizzazione della co-produzione. Tutti servizi necessari che, siamo convinti, la struttura individuata non sarà in grado di ospitare, disattendendo non solo e non tanto le linee del governo, ma più che altro privando i cittadini di una straordinaria opportunità, quella di un’organizzazione sanitaria più confacente ai loro bisogni».

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