Trieste, 23.05.26 – «I dati dell’istituto Ires sul gender gap confermano quello che diciamo da sempre e cioè che seppure l’occupazione femminile è lievemente aumentata negli ultimi anni nella nostra regione, è necessario analizzare attentamente di che tipo di lavoro si tratta. Le donne, infatti, rappresentano la stragrande maggioranza dei part time involontari, hanno contratti meno stabili, e ricoprono molto meno spesso degli uomini ruoli apicali, questo si traduce in stipendi e redditi più bassi». Lo dichiara la consigliera regionale Manuela Celotti, commentando i dati diffusi dal ricercatore dell’Ires Fvg, Alessandro Russo, che ha rielaborato dati Mef relativi alle dichiarazioni Irpef 2025.
«Per risolvere questo problema bisogna promuovere un cambio culturale nelle aziende, sostenendo e premiando quelle che attivano le certificazioni di genere e che attivano servizi di conciliazione» continua Celotti sottolineando che «la parità di genere nel contesto lavorativo deriva da due altri elementi fondamentali. Il primo è la necessità di garantire servizi di conciliazione universalistici, con particolare riferimento ad asili nido, integrazione dell’orario scolastico, centri estivi, e su questo abbiamo avanzato numerose proposte in questi anni. Bisogna inoltre introdurre, come ha fatto la Spagna, congedi parentali paritari, per rendere uguale per un datore di lavoro assumere un uomo o una donna rispetto alle previsioni dei carichi di cura. Solo così – conclude – possiamo costruire una vera parità di genere e superare il gene gap nelle retribuzioni e nei redditi».


