Trieste, 21.05.26 – «L’obiettivo deve restare quello di potenziare strutturalmente la capacità del sistema pubblico di rispondere alla crescente domanda diagnostica. Esternalizzare, anche solo parzialmente, un’attività delicata come la diagnosi e certificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento (dsa) rischia di accentuare le criticità già esistenti nel raccordo tra sanità e scuola». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) a margine del dibattito sul disegno di legge multisettoriale 79.
«Negli ultimi anni le diagnosi di dsa sono aumentate in maniera significativa, aumentando la pressione sul sistema sanitario. I tempi di attesa, oggi troppo lunghi, risultano spesso incompatibili con i tempi di crescita dei bambini e con le legittime preoccupazioni dei genitori. Questi ritardi bloccano la tempestiva stesura del Piano didattico personalizzato (pdp) e l’attivazione delle necessarie misure compensative e dispensative» continua Fasiolo.
Il dibattito si è acceso attorno all’emendamento al ddl 79 (inizialmente proposto in III commissione e poi ritirato, ma fatto proprio dalla maggioranza), che intende dare attuazione alla legge 170/2010 aprendo agli enti accreditati del Terzo settore in caso di attese superiori ai sei mesi. Una prospettiva che Fasiolo invita a vagliare con la massima cautela: «Trattandosi di una prestazione sanitaria con effetti diretti sul percorso di crescita e sull’organizzazione scolastica , cedere al privato rischia di frammentare un’integrazione sociosanitaria che necessita invece di essere resa più forte e uniforme sul territorio».
Il vero nodo, segnalato dalla consigliera all’assessore regionale competente, è la «drammatica carenza di personale. Avere un solo neuropsichiatra infantile operante su due ospedali cruciali come Gorizia e Monfalcone ha dell’incredibile», denuncia Fasiolo. «Prima di promuovere il coinvolgimento di soggetti esterni tramite accreditamento, è indispensabile assumere psicologi e neuropsichiatri infantili per rimpinguare le équipe multidisciplinari del Ssr».
Infine, Fasiolo lancia un monito sulle tutele necessarie qualora le famiglie siano costrette a rivolgersi fuori dal sistema pubblico: «Se il singolo genitore si rivolge a un servizio accreditato, la Regione deve mettere in campo strumenti rigorosi di monitoraggio e verifica sulle certificazioni rilasciate. È l’unico modo per garantire l’uniformità dei criteri e l’appropriatezza clinica, evitando distorsioni che andrebbero a colpire sia l’equità del diritto alla salute, sia il corretto funzionamento del sistema scolastico».


