Trieste, 04.05.26 – «I profondi cambiamenti nei bisogni di salute della popolazione ci devono portare a pensare a nuove azioni e iniziative per dare delle risposte. L’invecchiamento demografico, l’aumento delle patologie croniche e la crescente diffusione del disagio psicologico rendono sempre più necessario rafforzare la risposta territoriale dei servizi sanitari attraverso la figura dello psicologo territoriale». Lo affermano i consiglieri regionali Francesco Martines e Massimiliano Pozzo annunciando la presentazione di un ordine del giorno collegato al cosiddetto ddl omnibus (ddl 79) attraverso il quale impegnano la Giunta a introdurre la figura dello psicologo territoriale all’interno del servizio sanitario regionale.
«Una quota significativa di bisogni psicologici – continuano i due consiglieri – rimane oggi inespressa o viene intercettata tardivamente, con il rischio di aggravare le condizioni cliniche delle persone e aumentare l’accesso inappropriato alle prestazioni sanitarie». Si tratta di una figura di primo accesso psicologico, spiegano ancora, «integrata nella rete della medicina territoriale, con funzioni di prevenzione, valutazione, intervento breve e orientamento ai servizi specialistici. Un modello che consente di intercettare precocemente il disagio, migliorare la presa in carico complessiva del paziente e ridurre la pressione sui servizi specialistici». Martines e Pozzo richiamano inoltre le esperienze già avviate in altre realtà regionali, come il Veneto, oltre alla «coerenza con il modello delle Case della comunità e con l’obiettivo di una sempre maggiore integrazione socio-sanitaria».
Per l’efficacia della delibera istitutiva del servizio, continuano, «si dovranno definire standard chiari e misurabili, tra cui il rapporto tra psicologi e popolazione, i tempi massimi di accesso alle prestazioni, le sedi di erogazione e le tipologie di attività garantite». Lo psicologo territoriale, concludono «può rappresentare un presidio fondamentale di prossimità, capace di intercettare precocemente il disagio e accompagnare le persone nei percorsi di cura più adeguati».


