Trieste, 30.09.26 – «La riforma del governo del territorio affronta un passaggio necessario dopo quasi cinquant’anni, ma arriva in Aula con tempi troppo accelerati e senza un confronto adeguato. Il nuovo assetto rafforza il ruolo della Regione e lascia ancora molti interrogativi sul peso dei Comuni, sulla pianificazione di area vasta, sul consumo di suolo e sulla reale partecipazione degli enti locali». È la posizione espressa dai consiglieri regionali del Pd Francesco Martines, Laura Fasiolo, Massimo Mentil, Massimiliano Pozzo e Manuela Celotti intervenuti oggi in Aula sul disegno di legge 90 di riforma del governo del territorio.
Per il consigliere Martines «la riforma è necessaria, e vista la portata avrebbe meritato un preventivo esame con l’opposizione, anche per eliminare nei Comuni il giustificato timore che il nuovo assetto possa ridurre funzioni e autonomia dando grandi poteri decisionali alla Regione. Va chiarito come sarà gestito il livello intermedio, che sarà fondamentale soprattutto per la pianificazione e i processi di qualificazione dell’area vasta. Sul consumo di suolo e sulla rigenerazione delle aree dismesse (zone industriali, caserme), auspico che la riforma confermi l’equilibrio tra mondo rurale e industriale che questa regione ha mantenuto negli ultimi cinquant’anni, grazie anche all’operatività del Purg».
Secondo la consigliera Fasiolo «su una riforma di questa portata avremmo dovuto prenderci qualche mese in più. È una vera rivoluzione copernicana e serviva più tempo per entrare nella sua complessità e comprenderne fino in fondo le conseguenze. Condividiamo l’importanza dei temi strategici che guideranno la progettazione di area vasta, ma crediamo sia necessario superare la frammentazione dei piani comunali attraverso un unico piano strutturale. Va inoltre valorizzato il percorso partecipativo, garantendo ai Comuni un ruolo reale nelle scelte e dato un ruolo più incisivo alla cooperazione transfrontaliera, con Austria e Slovenia, e interregionale». Infine, Fasiolo esprime soddisfazione per l’accoglimento degli emendamenti che valorizzano i rapporti internazionali con i Paesi confinanti.
Per il consigliere Mentil «siamo davanti a uno dei ddl più complessi affrontati finora, ma mi ha lasciato perplesso il modo in cui dal centrodestra viene celebrato come una riforma epocale. Se vogliamo parlare di svolta dobbiamo ripartire dalla storia di cinquant’anni fa e dal contributo dell’architetto carnico Di Sopra, che con il piano urbanistico regionale ha dato basi fondamentali al Friuli e alla ricostruzione dopo il terremoto. I Comuni furono il motore di quella ripartenza: non devono oggi essere esautorati delle loro funzioni che furono il perno del Modello Friuli».
Il consigliere Pozzo evidenzia che «si tratta di una riforma strutturale, il cui principale cambiamento riguarda la distribuzione della funzione di pianificazione urbanistica tra regione, comuni e area vasta. La Regione ne esce rafforzata, mentre i Comuni appaiono più deboli e le Province restano fuori dal disegno. In una materia in cui l’operatività è fondamentale, resta da capire poi se il nuovo sistema semplificherà davvero i processi o produrrà altra burocrazia, se i principi indicati troveranno concretezza o resteranno sulla carta. Infine i tempi accelerati hanno sottratto spazio al confronto dentro e fuori dal palazzo, cosa che sarebbe stata utilissima e necessaria».
Per la consigliera Celotti «insieme alla variante al Pgt, questo disegno di legge è uno dei passaggi più strategici della legislatura e proprio per questo avrebbe richiesto più tempo e confronto.Alla luce del fatto che in questi cinquanta anni è cambiato il mondo condividiamo la necessità di intervenire sul PurG, e anche l’importante valenza che assume l’introduzione della pianificazione di area vasta, ma la copianificazione non può tradursi in una Regione che definisce i piani e Comuni chiamati soltanto ad attuarli, perdendo peraltro l’autonomia di definire un piano struttura. Sulle Province, invece, il ddl non offre risposte. I nostri numerosi emendamenti dimostrano la volontà di contribuire concretamente alla riforma».


