Trieste, 27.04.26 – «Rispetto al frettoloso riordino degli istituti tecnici quinquennali e dei tecnici e professionali, con l’introduzione del 4+2, è necessario garantire una tutela al sistema del Fvg, quindi alla qualità dei saperi e al personale scolastico e rispondere alle preoccupazioni di una parte delle famiglie e dei docenti rispetto al rischio di un aumento delle disuguaglianze e di un abbassamento dell’età per l’accesso ai percorsi di formazione-lavoro». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) che attraverso un’interrogazione alla Giunta regionale chiede di valutare le criticità e l’impatto sul sistema scolastico regionale del riordino nazionale degli istituti tecnici e della “filiera formativa tecnologico-professionale (4+2)”.
Attraverso l’interrogazione Fasiolo intende verificare se l’amministrazione regionale, nell’ambito delle proprie competenze, ritenga corretto e rispondente alle necessità del territorio il riordino degli istituti tecnici così come proposto, con particolare riferimento alle tempistiche attuative.
«Questa riforma – continua la consigliera dem – viene estesa a regime dal ministero dell’Istruzione
dopo solo due anni di sperimentazione e in assenza di dati consolidati che ne supportino la validità, nonostante le forti perplessità espresse da numerosi collegi docenti e la nascita di reti di mobilitazione che denunciano la fretta eccessiva e la mancanza di un reale spazio di confronto democratico con le istituzioni scolastiche». Secondo Laura Fasiolo «si tratta di un’operazione che interviene pesantemente sui quadri orari, comprimendo la didattica delle discipline fondamentali, appiattendo le conoscenze culturali, soprattutto nel primo biennio, che rappresenta una fase fondamentale del percorso formativo e riducendo gli organici. Per questo – conclude – è necessaria non solo cautela, ma anche condivisione e chiarezza di azioni con tutti i soggetti che operano nel mondo della scuola e con le famiglie. È questa la principale criticità di una scelta verticistica e non sufficientemente partecipata».


