Sanità: Fasiolo, Case Comunità, servono mmg e servizi

Pubblicato il lunedì 03 Ago 2026

Trieste, 01.08.26 – «L’operazione informativa avviata in questi giorni in diversi punti del Friuli Venezia Giulia sulle Case della Comunità è approdata anche a Gorizia. Si tratta di una serie di incontri che illustrano la riforma dell’assistenza territoriale e il ruolo che le nuove strutture sono chiamate a svolgere». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd), intervenuta all’incontro insieme alla presidente dell’Associazione Giorgio Bisiani, Maria Careddu.

Nel corso della presentazione sono intervenuti il responsabile delle degenze delle Case della Comunità di Gorizia e Cormons, Luca Perazza, il responsabile dell’assistenza infermieristica Verzegnassi, le assistenti sociali e i vertici di Asugi, tra cui il direttore generale Antonio Poggiana Di Lenarda? (verificare il nominativo), il dottor Antonini e il dottor Benedetti.

«Il tema centrale resta quello della tempistica – sottolinea Fasiolo –. Le Case della Comunità esistono, ma ora occorre riempire questi contenitori di personale, servizi e organizzazione. Dalle rassicurazioni ricevute, un’accelerazione significativa dovrebbe arrivare a partire dal mese di settembre».

Per Fasiolo, un passaggio fondamentale è rappresentato dal recente accordo nazionale con i medici di medicina generale. «Va dato atto all’accordo di aver sancito la concreta possibilità di dare piena attuazione alla riforma prevista dal pnrr e dal dm 77, consentendo ai medici di famiglia di partecipare per alcune ore settimanali alle attività delle Case della Comunità. È una scelta che permette di garantire una presa in carico più vicina, continuativa e integrata dei bisogni di salute dei cittadini».

«Una riforma dell’assistenza territoriale – prosegue l’esponente dem – non può prescindere dalla presenza dei medici di medicina generale, che rappresentano il primo presidio sanitario di prossimità e il principale punto di riferimento per i pazienti. Il rischio era quello di trasformare le Case della Comunità in contenitori privi dei medici di famiglia e di quella relazione fiduciaria che costituisce uno dei principali punti di forza della medicina generale. L’accordo va invece nella direzione giusta: porta i medici all’interno delle nuove strutture senza interrompere il rapporto con i propri assistiti, anzi rafforzandolo in un contesto multiprofessionale e integrato».

La gestione delle patologie croniche rappresenta infatti l’obiettivo prioritario delle Case della Comunità, come previsto dal dm77. «È su questo terreno – evidenzia Fasiolo – che bisogna procedere con decisione, costruendo équipe multiprofessionali nelle quali operino medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari necessari per affrontare in modo efficace l’aumento costante delle patologie croniche, strettamente legato all’invecchiamento della popolazione».

La consigliera dem sottolinea inoltre come anziani e malati cronici «non possano attendere ancora l’attuazione di una riforma strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale, indispensabile anche per alleggerire la pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso».

Un altro aspetto determinante riguarda l’integrazione tra professionalità sanitarie e sociali. «La vera sfida delle Case della Comunità – osserva Fasiolo – è creare una sinergia tra tutte le figure coinvolte, valorizzando anche le opportunità di coprogettazione con il Terzo settore, come emerso dagli interventi del responsabile infermieristico Verzegnassi. Coniugare autonomia professionale, innovazione organizzativa e coinvolgimento del volontariato e dell’associazionismo è fondamentale per il successo della riforma».

Infine, Fasiolo richiama l’attenzione sul tema dell’accessibilità. «Se le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento per il territorio, è indispensabile garantire servizi di trasporto adeguati, frequenti e a costi contenuti, soprattutto per le persone fragili, anziane o con difficoltà di deambulazione, che non possono affrontare lunghi tempi di attesa».

«Le Case della Comunità – conclude Fasiolo – non devono sostituire il medico di famiglia, ma diventare il luogo nel quale il medico può lavorare meglio insieme agli altri professionisti sanitari, offrendo ai cittadini una sanità pubblica più moderna, più vicina e più efficace».

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