Trieste, 12.06.26 – «L’emorragia di medici di medicina generale in Fvg non si ferma: dal 2018 al 2025 ne abbiamo 176 in meno, di cui 29 nel solo Friuli occidentale dove il numero medio di assistiti per ogni professionista è salito da 1.282 a 1.487. Insomma, in otto anni di governo Fedriga il problema si è aggravato perché non si sono presi per tempo i provvedimenti necessari ad invertire la rotta. E ora, con il fallimento della riforma promossa all’ultimo minuto dal ministro Schillaci per tamponare la falla, la situazione si fa addirittura più pesante con le Case di comunità che rischiano di restare delle scatole vuote». Lo afferma il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd) commentando i dati ottenuti con un accesso agli atti sulla dotazione di medici di assistenza primaria (a ciclo di scelta e ad attività oraria) in servizio in Friuli Venezia Giulia.
Secondo Conficoni «questo ulteriore e continuo peggioramento è uno smacco per la maggioranza perché dimostra quanto le azioni promosse dall’assessore Riccardi siano tardive e insufficienti» continua ricordando «le numerose proposte avanzate dal Pd per affrontare il sentito problema mutuando una strategia ad ampio spettro volta a trattenere i medici in servizio, attrarre professionisti provenienti da fuori e incentivare l’ingresso di nuove leve nel sistema, facendo in modo che le entrate superino le uscite. Purtroppo, però, le richieste di mettere gratuitamente a disposizione ambulatori e appartamenti a uso foresteria, di aumentare fondi a disposizione dell’accordo integrativo regionale e di incrementare il valore delle borse studio per incoraggiare la partecipazione ai corsi tutt’altro che esauriti sono state più volte cassate dalla Giunta che solo in alcuni casi le ha riprese dopo avere perso tempo prezioso. Un atteggiamento irresponsabile che ha messo le logiche di parte davanti all’interesse dei cittadini, doppiamente penalizzati. La carenza di medici di famiglia, infatti, non compromette solo l’accesso all’indispensabile servizio, ma anche il funzionamento delle Case della comunità che senza la loro presenza rischiano di perdere quel radicamento territoriale necessario a rispondere efficacemente ai bisogni degli utenti. A oggi – conclude il consigliere dem – non è dato sapere quanti “dottori” lavorino nelle strutture. Di certo per aprirle Asfo ha affidato degli incarichi esterni a medici reclutati dalla cooperativa che ha vinto un appalto da 8 milioni di euro».


