Trieste, 05.11.26 – «Sul nodo ferroviario di Udine servono certezze sui finanziamenti e tempi di realizzazione compatibili con le aspettative del territorio. Sentir parlare di opere che potrebbero essere completate addirittura nel 2039 significa prospettare attese inaccettabili per cittadini e imprese, che da anni convivono con criticità ormai anacronistiche. È necessario accelerare gli interventi e fare chiarezza sulle risorse disponibili, evitando che ulteriori rinvii si traducano anche in nuovi aumenti dei costi». Lo dichiarano i consiglieri regionali Massimiliano Pozzo, Nicola Conficoni e Laura Fasiolo (Pd), a margine della seduta della IV commissione riunita oggi per l’audizione in merito alla situazione del nodo ferroviario di Udine e al potenziamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste.

Secondo il consigliere Pozzo «è importante che la Regione mantenga una posizione unitaria su un’infrastruttura strategica, facendo fronte comune nei confronti di Rfi e degli interlocutori nazionali. Al di là delle responsabilità politiche del passato, che non interessano ai cittadini quanto la soluzione dei problemi, dobbiamo concentrarci sulla realizzazione delle opere. Prendiamo atto dei passaggi avanti illustrati, in particolare sul nuovo apparato centrale e sul posto di movimento di Cargnacco, ma resta forte la preoccupazione per un cronoprogramma che arriva a indicare il 2039. I passaggi a livello di Udine e le altre criticità del nodo richiedono risposte in tempi molto più ravvicinati. Serve inoltre capire se i finanziamenti attualmente disponibili siano sufficienti a coprire tutti gli interventi previsti, considerando che il protrarsi dei lavori rischia di comportare ulteriori incrementi dei costi».

Per il consigliere Conficoni, «a quasi cinque anni dall’audizione del 20 gennaio 2022, abbiamo verificato che i cronoprogrammi allora comunicati non sono stati rispettati. In quella sede, per il nodo di Udine erano stati presentati quattro interventi: il nuovo posto di movimento di Cargnacco e il relativo apparato centrale, il nuovo apparato e il piano regolatore generale della stazione di Udine, gli interventi su Udine Bivi e Udine Parco e il raddoppio della linea di cintura, con la bretella tra la linea per Gorizia e quella per Cervignano. Il costo complessivo indicato era di 203 milioni, con 73 milioni già disponibili e un avanzamento dei lavori previsto tra il 2022 e il 2025. Purtroppo le opere non sono state rinviate». Anche il Piano commerciale 2026 di Rfi, ricorda ancora Conficoni, «indica uno slittamento, mentre non individua una scadenza precisa per il completamento degli interventi, limitandosi a parlare di un orizzonte oltre il 2030. Una prospettiva che non coincide con i tempi celeri e certi richiamati dall’assessore. È necessario chiarire se questi ritardi dipendano dalla progressiva disponibilità dei finanziamenti e se vi sia una copertura effettiva per completare l’intero programma».

La consigliera Fasiolo sottolinea che «per il territorio isontino è fondamentale che venga garantita anche la manutenzione della linea ferroviaria tra Gorizia e Udine, comprese le necessarie misure sulle barriere antirumore. Gorizia deve inoltre poter contare su collegamenti efficienti con la circonvallazione verso Tarvisio e sulla possibilità di accedere agevolmente alla linea di cintura». Ma il problema dei tempi, continua, «riguarda l’intero sistema: parlare di completamenti al 2039 significa proiettare gli interventi in un futuro che rischia di diventare quasi fantascientifico. L’esperienza della lunetta di Gorizia, di cui mi occupo dal 2013-2014 e che ancora oggi presenta nodi irrisolti, dimostra quanto sia necessario sbloccare le opere. Rfi deve fare tutto il possibile, nell’ambito delle proprie competenze, per accelerare i procedimenti e dare risposte concrete ai territori».

 

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