Isonzo: Fasiolo (Pd), gestione transfrontaliera sia politica e tecnica

Pubblicato il giovedì 17 Set 2026

 

Trieste, 17.09.26 – «La crisi idrica dell’Isonzo/Soca non può essere affrontata con interventi isolati o limitandosi agli aspetti tecnici: serve una gestione realmente transfrontaliera, sostenuta da una precisa responsabilità politica, per salvaguardare la portata minima del fiume e garantire un uso sostenibile delle acque e l’ equilibrio del prezioso ambiente fluviale». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd), che attraverso un’interrogazione chiede alla Giunta regionale di intensificare gli sforzi per la gestione transfrontaliera del fiume Isonzo/Soča, anche in vista della commissione bilaterale italo-slovena in programma a Gorizia il 30 settembre e il 1 ottobre.

Dopo gli accordi di Osimo del 1975, continua, «dobbiamo rafforzare la cooperazione tra Italia e Slovenia, superando una gestione esclusivamente tecnica e costruendo una commissione che abbia anche una valenza politica. Nel 2024, a oltre 9 anni dalla precedente commissione del 2014, mentre la delegazione slovena era ampiamente rappresentativa sul piano politico, quella italiana era composta esclusivamente da rappresentanti tecnici seppure del ministero dell’Ambiente. È una responsabilità che dobbiamo riconoscere, senza guardare al colore politico, perché la gestione del fiume richiede scelte condivise e una visione di lungo periodo».

Il contratto di fiume transfrontaliero, «sul quale mi sono impegnata anche in Consiglio comunale, deve diventare uno strumento concreto. Un fiume, così come l’aria e l’ambiente, non conosce confini e riguarda tutte le comunità dell’area. Non basta sottoscrivere accordi sulla carta: bisogna farli funzionare e affrontare le criticità con studi specifici, coinvolgendo le istituzioni politiche e tecniche di entrambi i Paesi, i tavoli di lavoro bilaterali che devono produrre concretezza».

Secondo Fasiolo «occorre evitare di affidarsi esclusivamente a opere come dighe e interventi infrastrutturali, senza una valutazione complessiva dei loro effetti sul fiume, sui microclimi e sugli ecosistemi». Le soluzioni tecniche, conclude, «devono essere accompagnate da una strategia di presa in carico della politica transfrontaliera, capace di tutelare la funzionalità dell’Isonzo e il suo valore ambientale per i due Paesi, che devono operare come un “unicum”, nel reciproco interesse».

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