Salute: Celotti (Pd), Case della comunità non siano scatole vuote

Pubblicato il mercoledì 15 Apr 2026

 

Trieste, 15.04.26 – «Senza medici e senza servizi nuovi, le Case della comunità rischiano di restare scatole vuote. Non basta costruire i muri, serve far funzionare davvero la sanità territoriale». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) replicando alla risposta dell’assessore alla Salute all’interrogazione sullo stato di attuazione delle Case della comunità in Friuli Venezia Giulia.

Nel corso dell’interrogazione, Celotti ha chiesto dati puntuali su due aspetti centrali: la presenza effettiva dei medici di medicina generale all’interno delle strutture e l’attivazione di servizi realmente aggiuntivi rispetto a quelli già garantiti dai distretti. «A queste domande non è stata data risposta – sottolinea la consigliera – e questo è il punto politico vero della questione».

«Si continua a parlare di numeri e percentuali, ma non viene chiarito quanti medici siano effettivamente presenti nelle Case della comunità né quali servizi nuovi siano stati attivati. Il rischio è che vengano presentati come innovativi servizi che esistono da anni, semplicemente ricollocati dentro nuove strutture», evidenzia Celotti.

L’esponente dem richiama inoltre il report della Fondazione Gimbe basato su dati Agenas, che evidenzia come a livello nazionale solo una quota minima delle Case della comunità sia pienamente operativa secondo gli standard previsti dal dm 77. «Anche in Friuli Venezia Giulia non risultano strutture con tutti i servizi attivi e con la presenza del personale del ruolo unico. Il nodo principale resta quello organizzativo: siamo ormai alla scadenza degli interventi edilizi finanziati dal Pnrr, ma la Regione non si è fatta trovare pronta sul piano dei contenuti. La riforma non si misura sui cantieri, ma sulla capacità di garantire assistenza concreta ai cittadini, soprattutto a una popolazione sempre più anziana e fragile».

Inoltre, Celotti contesta la «discrepanza tra strutture dichiarate attive e quelle effettivamente inaugurate. Se davvero 30 Case della comunità hanno almeno un servizio attivo, è necessario chiarire con quali atti formali siano state aperte, dove si trovino, con quali modalità operative funzionino e soprattutto perché allora ne siano state inaugurate solo 6 su 30». In conclusione, Celotti afferma che «rimane una distanza evidente tra la realtà e la narrazione della Giunta. La verità è che siamo davvero molto in ritardo e che la Regione e le Aziende sanitarie non hanno dimostrato capacità e volontà di coinvolgere i medici, il personale sanitario, le amministrazioni locali e il Terzo settore. Sono anni che sentiamo ripetere che serve investire sul territorio, ma poi alla prova dei fatti questo è rimasto in gran parte un mero proposito. Le Case della Comunità rischiano di rimanere contenitori senza contenuti, lasciando irrisolti i problemi della sanità territoriale».

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