Trieste, 04.06.26 – «Una riforma senza il necessario confronto con territori e parti sociali, con troppe incertezze sul ruolo delle Province e scarsa chiarezza sulle future funzioni degli enti». È in sintesi il giudizio espresso dai consiglieri regionali Laura Fasiolo, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo, intervenuti oggi in V commissione riunita per l’illustrazione del disegno di legge 86 “Principi e norme fondamentali del sistema Regione- Autonomie locali, istituzione e ordinamento delle Province del Friuli Venezia Giulia e soppressione degli Enti di decentramento regionale”.
La consigliera Fasiolo ha criticato, nel proprio intervento, il metodo adottato, parlando di «fretta e superficialità nell’impostazione del provvedimento. Una riforma di questo tipo dovrebbe invece essere costruita attraverso un percorso partecipato e dal basso. Era necessario ascoltare i territori, prendere atto delle specificità (transfrontalierità), ascoltare più audizioni, valutare anche un’eventuale revisione dei confini provinciali, privilegiando un’analisi preventiva rispetto a modifiche successive in corso d’opera». Fasiolo ha sollevato inoltre «dubbi anche sull’impatto organizzativo ed economico delle nuove funzioni, che comporterebbero inevitabilmente un incremento del fabbisogno di personale». Infine ha criticato l’esordio dell’assessore che «valuta positivamente l’operato degli Edr, enti definiti funzionanti e ben strutturati, per costituirne intorno alle competenze in essere, edilizia scolastica superiore e strade provinciali, la principale funzione delle future Province. Organismi a oggi nebulosi, dalle competenze incerte».
La consigliera Celotti ha sottolineato come, «dopo otto anni si arrivi a discutere un testo che non è stato adeguatamente condiviso con gli enti locali, con l’assenza di un confronto preventivo con commissione, Comuni, Cal e parti sociali, un passaggio necessario prima dell’elaborazione normativa». E ancora, ha criticato la «mancanza di chiarezza riguardo alle finalità, alla struttura e al livello istituzionale dei nuovi enti, oltre che sulle competenze da trasferire dalla Regione. Inoltre, il testo presenta una forte vaghezza e rischia di generare sovrapposizioni tra funzioni di Comuni e Province». Celotti ha espresso quindi preoccupazione anche sul tema del personale, «con il rischio di un ulteriore depauperamento degli organici comunali. Bisogna poi capire a che punto sia il confronto tra assessorati sulla cessione delle competenze e se vi sia stato un coordinamento complessivo in Giunta». Infine, Celotti ha ribadito che «le Province dovrebbero configurarsi come enti di secondo livello composti dai sindaci».
Secondo il consigliere Pozzo «essendo questa una legge che istituisce un nuovo ente, ci si aspetterebbe chiarezza tecnica sulle competenze, le quali al momento risultano poche, mentre per altre si rimanda genericamente a leggi successive senza garanzie sui tempi e modi, facendo sorgere il dubbio che in realtà siano stati gli assessorati regionali a non aver voluto cedere competenze amministrative al futuro ente».
Sul personale, il consigliere ha chiesto chiarimenti su prossime assunzioni e prossimi concorsi, «anche per il timore che i Comuni stanno sollevando su un’ulteriore possibile fuga di dipendenti comunali nel momento dell’istituzione di un nuovo ente». Infine Pozzo ha sollevato dubbi per la mancata citazione, nella legge, delle Comunità volontarie ed ex lege: «Stanno operando bene e hanno diverse competenze, in una norma dove si parla dei livelli di governo come Regione, Province e Comuni, non possono non essere citate, essendo comunità di Comuni. Il fatto che non ci sia un richiamo esplicito normativo fa pensare che con l’arrivo delle Province corrano il rischio di essere soppiantate e sarebbe un enorme danno proprio per i Comuni».


