Salute: Gruppo Pd, su mmg situazione esplosa, cdx in ritardo

Pubblicato il lunedì 02 Feb 2026

 

Trieste, 02.02.26 – «La situazione della sanità pubblica, dove i medici di medicina generale costituiscono un tassello fondamentale, ha raggiunto da tempo livelli di emergenza elevati sui quali è necessario intraprendere ogni strada possibile. Impiegare i medici di famiglia in pensione non può essere la soluzione definitiva, ma può al massimo tamponare una situazione esplosiva. Responsabilmente, oggi come a gennaio, garantiamo sostegno a una misura che potrà dare una qualche risposta, ma ha pesato ora e in questi anni il ritardo e la litigiosità sempre più evidente del centrodestra». Lo affermano i consiglieri regionali Laura Fasiolo, Nicola Conficoni, Francesco Martines, Massimiliano Pozzo, Roberto Cosolini, Manuela Celotti, Massimo Mentil, Francesco Russo, Andrea Carli e Diego Moretti (Pd) intervenuti oggi nel dibattito sul disegno di legge 72 “Misure urgenti e straordinarie in tema di tutela della salute” che prevede appunto di introdurre, da parte delle Aziende sanitarie, la possibilità di conferire, per il 2026, incarichi di lavoro autonomo a medici in quiescenza.

La consigliera Fasiolo, anticipando il voto favorevole del Pd, sottolinea che «la misura non può essere considerata strutturale, ma solo tampone per sopperire a una situazione di oggettiva e grave criticità del sistema sanitario regionale, con particolare riferimento alla carenza di medici in convenzione sul territorio del Fvg. Bisogna andare a fondo sui problemi, riteniamo indispensabile accompagnare la delibera di oggi con un chiaro impegno politico e programmatico che rimanda a una soluzione strutturale non più procrastinabile. Quello di oggi, da parte nostra, è un atto di attenzione e grande senso di responsabilità».

Il consigliere Conficoni ricorda che «l’assessore Riccardi aveva assicurato che il raddoppio delle borse Ceformed avrebbe garantito una ripresa, ma così non è stato, visto il calo di medici di cui il centrodestra non ha nemmeno alba, come ha dimostrato Maurmair che in Aula ha parlato di 550 medici di famiglia in provincia di Pordenone, dove in realtà i professionisti erano 167 nel 2024, ben 33 in meno rispetto al 2018. Quella di oggi – continua riferendosi al ddl 72 – non è la soluzione, serve un intervento strutturale. L’azione tardiva e insufficiente della destra testimonia la confusione della maggioranza che in questi giorni ha messo in scena un teatrino su cui, nonostante il voto compatto, non cancella una gestione fallimentare resa palese da spaccature e dall’ultimo documento della Lega».

Sottolinea la situazione politica della maggioranza il consigliere Martines: «Manca compattezza su un tema importante come la sanità su cui da tempo è aperta una guerra interna, partita con la posizione in Giunta di FdI sulla nomina dei tre direttori generali delle Aziende sanitarie e arrivata oggi a uno straripamento che di fatto indebolisce il percorso per la risoluzione dei problemi. Stiamo assistendo in questi giorni e in questi mesi a lotte intestine sulle pelle della gente, solo per interessi territoriali e posizioni consolidate di professionisti. Oggi la norma va approvata, ma resta la responsabilità di trovare uno strumento che dia risposte strutturali ai cittadini».

Secondo il consigliere Pozzo, «il fatto che oggi l’assessore Riccardi sia arrivato in Aula con lo stesso identico documento che il 15 gennaio la sua stessa maggioranza gli ha bloccato, perdendo quindi tempo nell’azione amministrativa, non è affatto casuale. Le frasi pesantissime contenute nel documento della Lega (che ha parlato di criticità sull’oncologia, sulla gestione del personale, sull’emergenza urgenza), e la crisi di metà anno scorso dopo le parole del ministro Ciriani sull’ospedale di Pordenone che hanno portato alla rimessione delle deleghe di sette assessori su dieci, stanno cucinando il presidente Fedriga a fuoco lento. La campagna elettorale è già partita abbondantemente, basta vedere le presenze di ministri ed europarlamentari sul territorio. Preferenze e ambizioni alla presidenza rischiano di inquinare il dibattito e immobilizzare il governo regionale. A mio avviso ci sono scelte sulla sanità non più rinviabili, per il bene dei cittadini e del sistema sanitario».

Il consigliere Cosolini sottolinea che «siamo per un’istituzione che funziona e per questo serve una Giunta e una maggioranza che prendano decisioni. È chiaro che soprattutto la vicenda di questi giorni desti quantomeno qualche dubbio». Per quanto riguarda il piano oncologico, continua, «resta un punto fermo, i cittadini che hanno diritto ad avere e poter contare su un piano per la rete oncologica. Abbiamo chiesto che si discuta in commissione lo stato di avanzamento a un anno dalla sua approvazione, abbiamo chiesto che si discuta la ricaduta sugli ospedali, abbiamo formulato proposte, come quella dei dipartimenti chirurgici interaziendali che è uno strumento da approfondire. Insomma, vogliamo misurarci qui su scelte che il governo regionale deve fare per il bene del Fvg».

La consigliera Celotti evidenzia che «come siamo stati responsabili in commissione e prima il 15 gennaio, lo siamo oggi. Però non possiamo essere responsabili facendo finta di niente su come siamo arrivati qui oggi a questo punto con case di comunità aperte in grande ritardo e sulle quali ci sono ancora dubbi, sulle cure intermedie dove sono stati tagliati posti (come ad esempio a Codroipo e Tarcento), sull’accordo integrativo, fondamentale per lo sviluppo della sanità territoriale, arrivato con anni di ritardo e dopo una dura trattativa con i medici di medicina generale. E ancora gli ospedali di base dove sono stati tagliati posti letto, servizi e funzioni. A tutto questo si aggiungono le profonde spaccature all’interno del centrodestra che sta governando questa regione, spaccature che non possono più essere minimizzate o nascoste».

Il consigliere Mentil sottolinea i nodi «che attanagliano la montagna: dal 2023 si vive il problema della sospensione dei medici di vallata in Carnia, e in generale l’Alto Friuli vive in maniera seria, non meno di altri territori della regione, la problematica dei medici di famiglia: solo in Carnia si contano ben cinquemila persone senza medico. Oggi, con responsabilità votiamo un ddl che darà una risposta, ma serve essere onesti e riconoscere che questo modo di affrontare l’emergenza continua non permette di guardare al futuro con un ottimismo per una salute che garantisca servizi ai territori».

Secondo il consigliere Russo, «il teatrino di questi giorni era ampliamento previsto dopo la fine dell’illusione del terzo mandato, che ha sancito un “liberi tutti” che si è visto prima con gli attacchi di FdI e ora con le divisioni nella Lega. Il nostro voto positivo però non ci evita di dire che tutto questo è la cartina tornasole di una chiusura totale della Giunta Fedriga rispetto a ogni possibile collaborazione con l’opposizione su temi di interesse generale. E poi – continua – c’è un’altra questione che pesa sul centrodestra, ossia il ritardo sia sulla questione odierna dei medici di famiglia, sia sulla generale gestione della sanità. A questo punto – conclude – è prevedibile che il prossimo punto di rottura nel centrodestra, sia l’ospedale di Cattinara e il perenne cantiere che lo blocca, e questo succederà quando il presidente Fedriga avrà la definitiva evidenza del suo essere  uno scomodissimo problema elettorale. Questa è l’ennesima dimostrazione che non basta avere fiumi di denaro ma è necessario saperli spendere e fare scelte coraggiose di cui a ora non c’è traccia».

Il consigliere Carli sottolinea che «accanto al doveroso commento generale su quanto sta accadendo nella maggioranza di centrodestra, la necessità di questa norma dimostra un’urgenza che non riguarda solo i medici di medicina generale, ma anche quelli ospedalieri. In questa situazione si corrono rischi seri perché i contratti stipulati dalle aziende sanitarie lo scorso anno con professionisti già in pensione stanno per scadere e, se non rinnovati, possono provocare l’interruzione di servizi importanti, come nel territorio dell’alto pordenonese, dove la diabetologia è attualmente in mano a un professionista il cui contratto scadrà a breve. Tale difficoltà va a colpire il territorio che registra le percentuali più alte di popolazione colpita da problematiche inerenti al diabete: come a dire, piove sul bagnato. È opportuno trovare una soluzione che non sia dell’ultimo momento».

Il capogruppo Moretti ribadisce infine che «non possiamo fingere che dal 15 gennaio a oggi non sia successo nulla, questa volta in maniera più forte rispetto alle precedenti spaccature del centrodestra, ad esempio quando gli assessori di Fdi uscirono dalla seduta di Giunta che ha nominato i direttori generali delle Aziende sanitarie, o quando il ministro Ciriani si scagliò sulla gestione della partita dell’ospedale di Pordenone, o quando due consiglieri di centrodestra (Mazzolini e Ferrari) sottoscrissero la petizione a sostegno della senologia di Tolmezzo. Questa volta è lo stesso partito del presidente, la Lega, a mettere in discussione un atto di Giunta». E ancora, continua Moretti, «sarebbe auspicabile che il centrodestra la smetta di giocare per lotte di potere su questioni cruciali come la sanità. Dov’era la Lega un anno fa quando esprimevamo le medesime preoccupazioni e criticità? Infine, sul piano oncologico – conclude – a un anno dalla delibera di approvazione chiediamo che si riunisca la terza commissione per sentire tutti i soggetti interessati, compresi quelli che in questi mesi hanno espresso diverse preoccupazioni».

 

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