Trieste, 06.10.26 – «Mentre il Friuli Venezia Giulia ha bisogno di rafforzare la sanità territoriale, a Codroipo si profila l’ipotesi di esternalizzare un ospedale di comunità appena aperto e oggi a gestione pubblica. Se fosse confermata, sarebbe una scelta grave, che rischia di indebolire ulteriormente l’offerta pubblica e sulla quale la Giunta regionale deve fare immediatamente chiarezza: ci dicano dove sta andando la sanità pubblica del Fvg». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd), che attraverso un’interrogazione chiede alla Giunta regionale di verificare se corrisponda al vero quanto riferito in queste settimane nel codroipese riguardo a colloqui con infermieri e operatori sociosanitari dell’azienda sanitaria finalizzati a una possibile ricollocazione del personale.
«Il Friuli Venezia Giulia continua a registrare una dotazione di posti letto per le cure intermedie inferiore alla media nazionale e l’avvio degli ospedali di comunità non ha prodotto l’aumento necessario dell’offerta, in particolare nell’area dell’Asufc. Dai dati più recenti risultano inoltre in calo sia i posti letto sia i ricoveri rispetto al 2019. In questo contesto, l’eventuale esternalizzazione di servizi che dovrebbero costituire un pilastro dell’assistenza territoriale desta ulteriore preoccupazione e in ogni caso sarebbe necessario chiarire tempestivamente quali sarebbero le ricadute sull’organizzazione dei servizi, sulla continuità delle cure e sul personale coinvolto».
In questi 8 anni di gestione della sanità targata Fedriga-Riccardi, continua, «questa Regione ha aumentato considerevolmente il ricorso al privato convenzionato. Sono inoltre aumentate esponenzialmente le esternalizzazioni di funzioni e reparti dei nostri ospedali, che già oggi, in base ai dati Anac, sono passate da 11 milioni, ai 43 milioni totali del biennio 2024-2025. Se a questo, adesso, aggiungiamo anche l’ipotesi di esternazione degli ospedali di comunità, allora possiamo cominciare a chiederci dove andrà a finire la sanità pubblica della nostra regione».
In ogni caso, conclude Celotti, «appare gravissimo che in queste scelte non vengano coinvolti i sindaci. Da un lato si dichiara che il rapporto con i Comuni deve essere centrale, dall’altro si procede senza nemmeno informarli di quello che avviene sul solo territorio».


