Trieste, 08.01.26 – «Il sistema di riorganizzazione della medicina territoriale si sta svelando preoccupante e sulle Case di comunità è necessario fare chiarezza su quali azioni si stanno compiendo per avviare un processo di implementazione coerente con il dm 77». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd).
«Se l’obiettivo previsto era ed è lo smantellamento graduale degli Asap (gli ambulatori sperimentali di assistenza primaria), dove si rivolgono le persone rimaste senza il medico di famiglia, c’è il forte rischio che questa anomalia si prolunghi. Solo grazie all’inserimento di nuovi mmg, con incarico a tempo indeterminato o almeno annuale, si sarebbe superata la presenza di medici occasionali (gettonisti) negli Asap». A preoccupare la consigliera Fasiolo è la «insufficiente presenza di medici di medicina generale nelle Case di comunità, che rischia di essere un boomerang per i pazienti cronici. È previsto dal Pnrr che in queste strutture vi sia un servizio h24 di medici, ma in loro assenza c’è il rischio che i medici dell’Asap, gettonisti o di cooperative, coprano il servizio orario obbligatorio, venendo così vanificata la sostanza del dm77, legata non solo alla copertura di un servizio che tamponi i codici bianchi e verdi e alleggerisca il carico del pronto soccorso, ma anche alla creazione di un team di più specialisti (multidisciplinare) che, insieme al mmg, dia risposte di cura ai malati cronici».
E ancora, continua Fasiolo, «se mancano i medici di medicina generale, ovvero i professionisti specializzati per la presa in carico delle persone fragili e dei pazienti cronici (come prevede il dm77), le Case di comunità rischiano di trasformarsi in scatole semivuote con medici “a gettone”. Partire con personale esternalizzato sarebbe sbagliato. Per una seria assistenza territoriale è necessaria una gestione in modo ottimale, mettendo insieme competenze e professionalità, motivo per cui le Case della comunità sono state concepite, l’esatto contrario del “prestazionismo”, del gettonismo, dell’esternalizzazione, rischio che stiamo correndo».
Secondo la consigliera «sarebbe interessante conoscere l’assetto regionale non solo delle Case della comunità in quanto strutture che erogano servizi, ma il quadro regionale di quanti mmg siano disponibili oggi all’accesso in queste strutture: da qui bisogna partire. A Udine, Gemona, Cividale, Trieste sono state aperte persino in anticipo rispetto ai tempi, ma i medici ci sono? O si tratta invece di una bandierina da sventolare, senza un vero contenuto che dia risposte di salute ai pazienti? Va chiarito – conclude – se è intenzione dell’assessore risolvere i contratti dei gettonisti e riempire le Case della comunità con gli stessi medici che oggi svolgono il servizio nelle Asap. Non è questo l’auspicio».


