Trieste, 25.08.26 – «La decisione di sospendere Schengen e ripristinare i controlli alla frontiera con la Slovenia (legata al pericolo terroristico e che doveva durare pochi mesi) si è rivelata inutile, non funzionale, riprendendo le parole del sindaco Dipiazza, una “sceneggiata”: il Pd lo dice da tempo. Gli stessi distinguo, più o meno timidi, dei sindaci di Trieste e Gorizia sono stati finora inefficaci ed è ora che anche il centrodestra a Roma e Trieste, da Meloni a Fedriga, si renda conto dell’inutilità di questa farsa buona solo alla propaganda». Lo affermano i consiglieri regionali del Partito democratico entrando nel dibattito sul mantenimento della sospensione del trattato di Schengen al confine tra Italia e Slovenia.
«Un territorio transfrontaliero come il nostro non può essere penalizzato da misure che nascono come temporanee ma diventano strutturali, senza portare reali benefici in termini di sicurezza» continuano gli esponenti dem sostenendo che «la priorità deve essere l’impiego di nuovi agenti all’interno delle città e per i servizi di quartiere e l’incremento del personale di Polizia ben oltre le quote attuali, non quello di prevedere presidi statici ai confini che, pur formalmente non sottraendo forze dell’ordine al controllo del territorio urbano, si rivelano solo operazioni di facciata». In particolare, chiedono il ritorno alla piena libertà di circolazione, quindi la necessità di ripristinare il normale regime Schengen al confine italo-sloveno. Quanto ai controlli “statici”, affermano che «i presidi fissi ai valichi principali sono poco efficaci perché i flussi tendono a deviare sui valichi secondari o sulle zone boschive. Le stesse operazioni di arresto di trafficanti di esseri umani sono frutto del lavoro di prevenzione e intelligence delle nostre forze dell’ordine». Tutto questo, concludono, mentre «restano sguarnite intere porzioni di territorio urbano dove esistono fenomeni di microcriminalità che minano la sicurezza dei cittadini e gli allarmi dei sindacati di polizia maggioritari, a Roma rimangono inascoltati».
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