Trieste, 15.01.26 – «A breve si voterà a Cividale ed è bene che i cittadini sappiano come il centrodestra indebolisce i servizi sanitari territoriali. Prima hanno sostituito il pronto soccorso con un punto di primo intervento e ora non c’è più nemmeno quello. La casa della comunità doveva potenziare l’offerta e invece diventa uno strumento per tagliare ancora le risposte di salute, così che Cividale diventa emblematico del processo di depauperamento dei servizi sanitari nelle periferie e della poca trasparenza che la Giunta ha nei confronti delle amministrazioni comunali». È la critica della consigliera regionale Manuela Celotti (Pd), rivolta oggi all’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi durante lo svolgimento del question time in Aula, mentre si discuteva la sua interrogazione sulla “Progressiva soppressione del Punto di Primo Intervento h24 e riduzione dei servizi sanitari nel presidio di Cividale del Friuli”.
«Cividale, i comuni limitrofi ma soprattutto per le Valli del Natisone – ha spiegato Celotti – hanno sofferto il taglio dei servizi del presidio ospedaliero cividalese fatto dalla Giunta Fedriga. Dopo la chiusura della chirurgia ambulatoriale complessa, dei day hospital e day surgery, della medicina e dell’endoscopia, andava mantenuto almeno un punto di primo intervento a servizio dell’ampio territorio di riferimento». Si doveva mantenere, ha aggiunto la consigliera dem, «non tanto per le emergenze gravi, che già venivano trasferite su Udine, ma per dare una risposta ai bisogni urgenti dei cittadini, che presumibilmente si dovranno spostare più lontano rispetto a quanto avveniva qualche settimana fa, perché un ambulatorio di cure primarie ha tutte altre finalità rispetto a un punto di primo intervento». «Ciò è grave soprattutto – ha giudicato la consigliera dem – per una regione che è più indietro delle altre rispetto al sostegno e al rilancio della sua montagna».
Celotti ha anche rimproverato alla Giunta di aver portato a termine «l’operazione della trasformazione del punto di primo intervento senza una reale condivisione con il territorio» osservando che «ancora non si è capito quali siano le motivazioni delle scelte fatte e quale sia la strategia complessiva per garantire i servizi sanitari necessari alla popolazione, compresi quelli relativi alle urgenze».


