Trieste, 03.11.26 – «Mentre il centrodestra continua a usare i migranti come bersaglio della propria propaganda, alla Cavarzerani di Udine, un Cas dove vengono ospitate centinaia di persone, emerge una situazione inaccettabile, sulla quale la Regione non può continuare a tacere». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) che attraverso un’interrogazione alla Giunta porta il caso “Cavarzerani” e del degrado documentato e testimoniato del Centro di assistenza straordinario (Cas) udinese, nell’aula del Consiglio regionale.
«Bagni guasti e intasati, ambienti allagati, infestazioni di topi, materassi logori e appena quattro lavatrici per oltre 450 ospiti: sono le condizioni denunciate in questi giorni, persino dagli operatori della struttura, e che impongono interventi immediati. A questo si aggiungono le segnalazioni di persone costrette a dormire per terra e i ritardi nell’accesso alle procedure di asilo. Non si può accettare che una struttura di accoglienza si trasformi in un luogo di degrado per gli ospiti e per gli operatori» continua, annunciando che chiederà di fare un sopralluogo nella struttura.
Secondo Celotti «la Cavarzerani è il simbolo del fallimento delle politiche del centrodestra: per anni la questione migratoria è stata usata per fare propaganda, e mentre da Roma si tagliavano i fondi per l’accoglienza, la Giunta Fedriga tagliava quelli sull’integrazione, abrogando la legge regionale, puntando sui centri straordinari piuttosto che su un’accoglienza strutturata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’emergenza non è stata risolta, ma aggravata, mentre strutture sovraffollate e degradate continuano ad alimentare quella stessa insicurezza che la destra prometteva di cancellare. La propaganda non gestisce i flussi e non garantisce dignità alle persone».
Per la consigliera, «la priorità è ora la tutela di chi vive e lavora nella struttura, insieme alle dovute verifiche sull’operato del gestore e agli atti conseguenti, che spettano alla Prefettura. L’Asufc deve verificare le condizioni igienico-sanitarie e assicurare gli interventi di prevenzione e presa in carico previsti e su questo abbiamo chiesto conto alla Giunta. Alla Regione spetta comunque la responsabilità politica di vigilare e intervenire».
Insomma, prosegue, «servono risposte concrete, non altri slogan. E serve la correttezza di ammettere la sconfitta di un modello e il coraggio di metterne in piedi uno nuovo, basato su un sistema di accoglienza stabile, composto da strutture di piccole dimensioni, integrate nella comunità, capaci di accogliere davvero – conclude – e di garantire la formazione e l’accompagnamento che servono per costruire vera integrazione».


