Case comunità: Fasiolo (Pd), basta veti, bisogna collaborare

Pubblicato il venerdì 28 Ago 2026

 

Trieste, 28.08.26 – «Per arrivare all’obiettivo comune di avviare e rendere davvero operative le Case della comunità è necessaria collaborazione, non contrapposizione e veti». Lo afferma in una nota la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) intervenendo nel dibattito sulle Case della comunità e ricordando che la loro attuazione rappresenta una «sfida complessa ma decisiva per il futuro della sanità territoriale».

Fasiolo sottolinea che il carico di lavoro dei medici di medicina generale è cresciuto da anni per l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, mentre il picco dei pensionamenti tra il 2022 e il 2027 era ampiamente previsto. Per questo giudica «sorprendente la posizione del direttore generale di Asufc, Denis Caporale, che richiama i sindacati dei medici a un maggiore impegno nelle Case della comunità, dimenticando che proprio grazie alle sigle più rappresentative, in particolare la Fimmg, si è giunti all’accordo nazionale che ha reso possibile l’avvio del modello». Senza quell’intesa, osserva Fasiolo, «si sarebbe rischiato di ricorrere a esternalizzazioni e gettonisti, snaturando la funzione delle strutture».

La consigliera invita a non demonizzare le richieste dei medici, che chiedono criteri più flessibili e un confronto reale sulle diverse situazioni professionali. «In molti – ricorda – hanno in carico oltre 1.500 assistiti e operano in un contesto di forte pressione, con cittadini costretti a rivolgersi agli Asap. Toni verticisti e poco attenti alla fatica quotidiana dei medici di base – afferma – non aiutano né l’implementazione delle Case della comunità né il lavoro di mediazione tra le parti, in un clima già reso difficile dalle minacce di dimissioni di diversi professionisti».

Fasiolo richiama inoltre la necessità di dare piena attuazione al dm 77, accelerando l’organizzazione delle strutture e rafforzando gli strumenti previsti: infermiere di famiglia e comunità, Centrali operative territoriali, numero 116117, Unità di continuità assistenziale, medicina di iniziativa. «Il Pnrr – aggiunge – ha investito sulla presa in carico della persona e sui progetti integrati tra medici di famiglia e specialisti. Ora serve una svolta organizzativa che non può essere imposta dall’alto, ma costruita insieme».

Le criticità, ricorda Fasiolo, sono note da tempo: carenza di medici di famiglia, massimali troppo elevati, difficoltà di ingresso dei giovani, mancata attuazione dei tavoli tecnici previsti dal dm 77. «Il tema del come e del con chi organizzare le ore dei medici nelle Case della comunità – conclude – va affrontato con serenità e trasparenza, adattando le decisioni nazionali alle realtà territoriali e favorendo un clima che sostenga, e non ostacoli, il decollo delle nuove strutture».

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