Trieste, 11.03.26 – Le problematiche legate alle tempistiche e il ruolo della Giunta riguardo alle problematiche di messa in sicurezza del fiume Tagliamento sono i temi principali sui quali si sono concentrati gli interventi dei consiglieri regionali Andrea Carli, Nicola Conficoni, Diego Moretti, Francesco Martines, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo (Pd) nel corso della seduta odierna della IV commissione riunita per l’audizione per l’illustrazione dell’analisi e della valutazione tecnica condotta dal professor Andrea Rinaldo sul Piano di gestione del rischio alluvioni con riguardo al bacino idrografico del Tagliamento alla presenza dell’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Fabio Scoccimarro e dei componenti del Comitato degli esperti sul Tagliamento.

Secondo il consigliere Carli, «accanto alla sensazione di soddisfazione per i concetti emersi dall’audizione in merito alla preservazione del patrimonio naturalistico del Tagliamento – ha detto nel proprio intervento – rimane la percezione di essere tornati indietro di qualche anno. In questa complicata e annosa vicenda sembra si sia fatto un procedimento al contrario: anziché partire, come suggerito da Rinaldo, dalla valutazione del contesto, per valutare quindi la realizzabilità di un’opera conseguente, siamo invece partiti dall’annuncio dell’opera per poi essere smentiti, a distanza di due anni, da uno studio che dice che i dati del passato non possono più essere tenuti in considerazione. Da un certo punto di vista considero positivo il fatto di fermarsi per valutare bene l’analisi del contesto, dall’altro lato mi chiedo se questa analisi non si poteva fare già tre anni fa, perché comunque resta urgente dare risposte in termini di sicurezza alle comunità del Basso Tagliamento». E ancora, ha continuato Carli chiedendo «quanto tempo è necessario per arrivare effettivamente all’adozione di una decisione che limiti il rischio. Certo il patrimonio naturale va salvaguardato, ma da questo punto di vista dobbiamo capire quanto tempo potrebbe essere necessario per produrre invece un progetto che abbatta questi rischi». E infine ha sottolineato anche la possibilità di effettuare uno studio analogo anche per i bacini di dimensione minore, «vista l’abbondanza di risorse, anche alla luce di quanto successo nel goriziano solo pochi mesi fa».

Il consigliere Conficoni ha espresso da un lato «sollievo perché è certamente fondamentale evitare la realizzazione di opere impattanti e insufficienti che non danno né sicurezza, né tutela ambientale». Dall’altro «preoccupazione perché nella sostanza pare si allontani l’attuazione di interventi che legittimamente sono sollecitati dalle popolazioni più esposte alle possibilità di allagamenti ed esondazioni. Ma c’è anche la preoccupazione per il fatto che possono aumentare le difficoltà a trovare la quadra tra le diverse esigenze. E proprio per questo è stato introdotto nella discussione un importante elemento di rassicurazione, ossia che la tutela del patrimonio ambientale è un elemento imprescindibile che deve accompagnare l’attuazione del nuovo modello idraulico da cui scaturiranno le opere da attuare». E ancora, ha quindi chiesto alla Giunta di «favorire un punto di caduta equilibrato attraverso un percorso partecipato. Questo è il modo migliore per coinvolgere tutti i portatori di interesse in una discussione trasparente e produttiva». L’esito della relazione del professor Rinaldo, secondo Conficoni, «è un pesante stop alle intenzioni della Giunta che durante questa legislatura aveva prospettato la realizzazione di opere su cui poi è stata costretta a un’imbarazzante marcia indietro perché non si è tenuto conto dell’impatto climatico. Siamo davanti non solo a uno smacco, ma anche a un danno per i nostri cittadini, che se da un lato ancora attendo la soluzione all’annoso problema, dall’altro non hanno garanzie sulla compatibilità degli interventi».

Il capogruppo Moretti ha chiesto che «a fronte delle oggettive divisioni esistenti anche all’interno della maggioranza di centrodestra e nei territori, la Giunta deve sgombrare il campo rispetto alle delibere già adottate (la 530/2024 e la 1076/2024), in coerenza con le risultanze del mandato dato al professor Rinaldo. Siamo ben consapevoli che il tema è complesso e che nel suo intervento lo stesso consulente della Regione ha detto che va cambiato approccio sul tema, ma se oggi ci troviamo in audizione, è perché proprio a seguito della dgr 530 (con la traversa di Dignano) nacquero fortissime perplessità e preoccupazioni sia sui territori, sia in Consiglio regionale (con la mozione 100), dopo le quali l’assessore ha deciso di affidare tale consulenza». E ancora, prosegue, «la Giunta ha pertanto l’obbligo di andare fino in fondo, ritirando le due delibere e modificando il Prga». Moretti ha poi posto la questione dei rapporti con l’Autorità di bacino che «era stata chiara sulla necessità di andare avanti rispetto a determinate scelte (la traversa di Dignano) e sul fatto che non ammettevano ripensamenti. Quindi è legittimo chiedersi che fine faranno i procedimenti avviati e quali le tempistiche, chiedendo prudenza e non annunci: invitiamo quindi il presidente Fedriga, Commissario per gli interventi, a essere più prudente, senza dare scadenze che non hanno fatto altro che illudere inutilmente cittadini e amministrazioni di Latisana, legittimamente preoccupati di quanto sta accadendo. Su questo sta la responsabilità delle scelte di chi oggi governa».

Il consigliere Martines, esprimendo apprezzamento e rispetto per lo studio e presentato dal professor Rinaldo, ha sottolineato nel proprio intervento «l’impressione che i tempi per trovare una soluzione si stiano notevolmente allungando, forse con l’intenzione di arrivare a fine legislatura senza decidere. Si ha l’impressione che stiamo ripartendo da zero, dicendo che i tempi di ritorno che si basano sul passato non valgono più, che quanto abbiamo rilevato finora non è più determinante per definire la dimensione delle opere da fare». Addirittura, ha continuato, «si dovranno ancora analizzare le proposte e gli studi fatti fino a questo momento, per poi individuare delle ipotesi di intervento e ciò almeno sarà fatto con il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap). Quindi tempi lunghissimi che non tengono conto che son passati 60 anni senza intervenire e facendo solo pochissimi interventi non risolutivi». E ancora, ha sottolineato che «coscienti che un minimo impatto ambientale ci sarà sempre, siamo tutti d’accordo sulla considerazione che bisogna trovare un equilibrio tra sicurezza idraulica e conservazione del patrimonio ambientale, che bisogna fare un’analisi costi-benefici, ma non si tiene conto di un terzo fondamentale elemento, la vita delle persone, cioè l’urgenza necessaria a dare sicurezza agli abitanti dei Comuni a valle, in particolar modo Latisana dove c’è un ospedale a ridosso dell’argine del Tagliamento».

La consigliera Celotti, ha sottolineato nel proprio intervento la «necessità di chiarezza sui tempi e sul fondamentale confronto con i cittadini e gli amministratori locali», oltre al rapporto tra Regione Fvg, l’autorità di Bacino e la Regione Veneto. «Va riconosciuto che non è un passaggio facile gestire una responsabilità in uno scenario che sta mutando. Ma se da parte della direzione Ambiente c’è stata sempre una chiarezza nei confronti del Consiglio, perché era difficile pensare di arrivare in tempi brevi a un documento progettuale anche solo preliminare, meno chiaro è stato il presidente Fedriga che solo qualche mese ha lasciato intendere che le decisioni sarebbero state molto più immediate. La politica deve chiarezza innanzitutto ai cittadini rispetto all’iter da ora in avanti». Ma c’è da chiedersi, ha continuato, «come può stare in piedi una procedura che affida un Docfap rispetto a delle premesse che oggi vengono messe in discussione. Perché chi parteciperà a questa procedura di gara deve avere ben presente rispetto a che tipo di evento progettare un intervento rispetto alle diverse alternative. In questo contesto è fondamentale il rapporto con l’Autorità di bacino e la posizione della Regione rispetto al Pgra mentre cambia tutto lo scenario attorno». E ancora, Celotti ha sottolineato anche i rapporti con la Regione Veneto con la quale, ha detto «è necessario serrare i ranghi rispetto agli interventi da realizzare». Infine, la consigliera ha quindi chiesto «una valutazione seria sul ritiro delle due delibere di Giunta» e la «necessità di far partire un dibattito pubblico, serio, aperto, di ascolto dei diversi portatori di interesse perché non si possono affrontare queste scelte politiche senza avere alle spalle un percorso partecipato di ascolto e di confronto che possa rinforzare le posizioni che siano rappresentative e rispettose delle diverse sensibilità».

Secondo il consigliere Pozzo, «i Comuni del basso corso escono da questa audizione con ancora più preoccupazione sul rischio di non vedere la luce in fondo al tunnel, di non vedere passi avanti concreti, dopo 60 anni dall’alluvione e dopo decenni di studi e valutazioni. Ma anche i Comuni del medio-alto corso ne escono con preoccupazione, perché la direzione regionale Ambiente ha ribadito a chiare lettere che le procedure amministrative stanno procedendo, e quindi è tuttora in corso anche l’efficacia della famosa delibera della giunta regionale 530 dell’aprile 2024 che approva il documento preliminare per la realizzazione della traversa a Dignano e delle casse di espansione a Varmo». E ancora, ha continuato Pozzo nel proprio intervento, «ho la netta impressione che la giunta regionale la tiri a campare e che per non farsi male lasci l’onere delle scelte sulle spalle della direzione regionale. Si ricordi anche il peso del fattore tempo, perché i ritardi negli interventi non sono indifferenti sui rischi per Tagliamento e popolazioni, sui costi per le possibili opere, sulle responsabilità per amministratori regionali e locali».

Ne parlano

Redazione

Ne parlano

Redazione
Redazione

Articoli correlati…