Territorio: Moretti (Pd), la 5/2007 non ha bloccato l’urbanistica

Pubblicato il giovedì 01 Ott 2026

 

Trieste, 30.09.26 – «La storia dell’urbanistica regionale va contestualizzata e non si può attribuire alla legge 5/2007 la responsabilità del blocco della pianificazione comunale. Prima di quella norma i Comuni continuavano ad adottare nuovi piani regolatori e ad adeguare quelli esistenti. Il vero cambio di paradigma è arrivato dal 2008, con la crisi del mercato edilizio, che ha reso di fatto inutilizzabili molte previsioni edificatorie già esistenti». Lo afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Diego Moretti, relatore di minoranza del disegno di legge 90 sul governo del territorio.

«La 5/2007 – continua Moretti – può essere discussa e valutata nelle sue priorità, ma definirla una norma “scellerata” è un giudizio che non condivido. Proprio negli anni successivi, tra l’altro, sono stati sviluppati strumenti di pianificazione e tutela territoriale che prima non avevano trovato adeguata attuazione. Oggi il contesto è cambiato ed è giusto adeguare gli strumenti urbanistici, ma senza riscrivere la storia per giustificare le scelte attuali».

Quanto al disegno di legge 90, aggiunge «il nostro giudizio negativo resta quello espresso in commissione e i 115 emendamenti presentati ne sono la conferma. Ci sarà modo di confrontarsi nel merito, anche su alcune proposte della maggioranza, ma sorprende che una riforma definita “epocale” abbia visto finora un confronto così limitato da parte dei consiglieri di maggioranza, affidato sostanzialmente all’assessore e ai relatori. Le grandi riforme urbanistiche del passato, dalla 52/1991 alla 5/2007, avevano alle spalle ben altro dibattito».

Moretti solleva infine «un problema concreto che riguarda il rapporto con gli enti strumentali. Alcuni consorzi industriali stanno già chiedendo ai Comuni intese su varianti i cui iter sono stati avviati sulla base delle regole attuali, anticipando di fatto gli effetti della nuova disciplina. Questo non è coerente con il principio di copianificazione e collaborazione che dovrebbe essere alla base della riforma. Per quanto ci riguarda – conclude – la posizione espressa in commissione non cambia: difficilmente il voto sugli articoli modificherà il giudizio complessivo sul provvedimento».

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