Trieste, 22.09.26 – «La riforma del governo del territorio, a quasi cinquant’anni dall’entrata in vigore del Piano urbanistico regionale, è un passaggio importante, ma il nuovo assetto della pianificazione rappresenta un salto nel vuoto per i Comuni della regione e non fornisce adeguate garanzie rispetto alla volontà dichiarata di non consumare nuovo suolo». È quanto evidenziato dai consiglieri regionali del Pd Diego Moretti, Nicola Conficoni, Andrea Carli, Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo, intervenuti oggi in IV commissione nell’ambito dell’esame del disegno di legge 90, “Riforma del governo del territorio”.

Per il capogruppo Moretti «una riforma di questa portata, unitamente al Piano di governo del territorio, avrebbe richiesto tempi più ampi di approfondimento e confronto. Ci sono questioni che non condividiamo dalla definizione dei criteri del bilancio del consumo di suolo, al destino delle aree edificabili non attuate, al rapporto tra Regione e Comuni. Ci siamo dichiarati contrari all’introduzione di funzioni pianificatorie per le “nuove”, che si confermano enti inutili, per continuare con i troppi rinvii ai regolamenti attuativi. Infine, la stessa Anci ha posto il possibile rischio, nell’applicazione della legge, che si limiti l’autonomia dei Comuni. Ecco perché con il nostro voto contrario abbiamo voluto marcare una profonda differenza dal disegno di legge della Giunta. Per il passaggio in Aula presenteremo una serie di emendamenti tesi a modificare una norma a ora deludente».

Secondo il consigliere Conficoni «gli articoli 5 e 6 del ddl pongono obiettivi condivisibili sul contrasto al consumo di suolo e sulla tutela del verde, ma occorre capire se saranno davvero sufficienti a impedire interventi come quelli realizzati negli ultimi anni a Pordenone, con riduzione del verde urbano, nuove superfici cementificate e abbattimento di alberature di pregio. Chiediamo all’assessore come le nuove norme potranno garantire una concreta tutela ambientale».

Il consigliere Carli ha sottolineato che «la definizione dei Sistemi territoriali locali deve seguire criteri coerenti con le caratteristiche dei territori e con gli obiettivi di programmazione condivisa. Chiediamo di chiarire quali valutazioni abbiano guidato questa scelta. Va inoltre approfondito il coordinamento con i consorzi industriali e il percorso di confronto seguito».

Secondo la consigliera Celotti «la Regione deve definire le linee strategiche dello sviluppo territoriale regionale, ma ai Comuni devono essere garantite possibilità concrete di incidere sulle scelte che riguardano le proprie comunità e le aree vaste. L’introduzione della pianificazione di area vasta è un aspetto positivo, ma il superamento del piano struttura comunale e il rinvio di aspetti essenziali ai regolamenti generano forti dubbi sul rischio di un depotenziamento dell’autonomia e del protagonismo dei comuni. Serve un confronto preventivo con gli enti locali per costruire il Pgt e attraverso un percorso realmente condiviso».

Per il consigliere Pozzo «la riforma rafforza il ruolo della Regione e introduce gli Stl come livello di interlocuzione, ma questi organismi, privi di natura giuridica, con il testo approdato in Commissione non garantiscono ai Comuni un adeguato peso decisionale. Restano dubbi sull’operatività concreta, sulla gestione dei disaccordi tra enti e sui meccanismi di pianificazione e compensazione. Occorre chiarire chi decide e con quali procedure, evitando un ulteriore accentramento delle scelte».

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