Salute: Celotti-Moretti (Pd), Fi racconta un’altra regione

Pubblicato il martedì 27 Ott 2026

 

Trieste, 26.10.26 – «Il maldestro tentativo di Fi di difendere l’indifendibile non può che infrangersi contro la realtà dei fatti e in questo caso dei dati che non sono un’invenzione del Pd, ma il frutto di un accesso agli atti che non è confutabile. E per questo continueremo a farli». Lo affermano i consiglieri regionali Manuela Celotti e Diego Moretti (Pd) replicando alle affermazioni dei consiglieri regionali di Forza Italia. «Le loro dichiarazioni fanno pensare che evidentemente non viviamo nella stessa regione. I numeri delle cure intermedie, ufficiali, forniti dalla Regione, parlano di un ridimensionamento dei posti delle rsa e dei ricoveri. Forse i colleghi parlano delle case di riposo, giocando sul fatto che nel resto d’Italia si chiamano proprio rsa, che non ci risulta siano la stessa cosa di un reparto di medicina o di un ospedale di comunità».

Dal governo Serracchiani, ricordano i due esponenti dem, «sono passati più di otto anni. Gli indicatori di allora erano nettamente migliori di quelli di oggi. In questi otto anni (non prima) sono stati tagliati più di 200 posti letto negli ospedali della regione, le cure intermedie non sono state potenziate, la medicina di base è in profonda crisi e, come dicono gli stessi consiglieri di Forza Italia, tutto il resto è in stato di programmazione, cioè futuribile, non ancora operativo: dalle Case della comunità, agli ospedali di comunità, all’aumento dei posti delle case di riposo».

Ma posto che «sulla sanità territoriale bisogna investire, come sosteniamo da decenni, non solo questo non è stato fatto, ma nel frattempo si sono tagliati, oltre gli standard nazionali, i posti dei reparti ospedalieri che rappresentano una risposta fondamentale per le persone anziane e non solo. Un conto è ridurre per allinearsi ai trend nazionali, un conto è contrarre l’offerta ben al di sotto dei target nazionali. Qui non si è razionalizzato e reso più efficiente il sistema, si è invece creato un evidente disequilibrio». A oggi, continuano, «non abbiamo ottemperato all’obiettivo “meno ospedale e più territorio” ma evidentemente a quello che prevede “meno ospedale e basta”. In questa regione ci sono già meno posti letto ospedalieri per abitante rispetto alle altre regioni, quindi – concludono – la domanda è perché tagliare ancora e come si giustifica un taglio avvenuto nel silenzio più totale e senza il parallelo rinforzo delle cosiddetto “territorio”».

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