Mozione n.
Oggetto: Indizione di un referendum consultivo regionale in merito al ripristino delle Province quali enti di area vasta a suffragio universale e diretto.
Proponenti: MORETTI, CARLI, CELOTTI, CONFICONI, COSOLINI, FASIOLO, MARTINES, MENTIL, POZZO, RUSSO, CAPOZZI, HONSELL, LIGUORI, MASSOLINO, MORETUZZO, PUTTO
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
PREMESSO che l’ordinamento degli enti locali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, composto da 215 Comuni per meno di un milione e duecento mila abitanti, ha subito, nell’ultimo decennio, significative trasformazioni strutturali volte alla semplificazione amministrativa, alla riduzione della spesa pubblica e ad una maggiore efficienza del governo della cosa pubblica;
RICORDATA la Proposta di Legge nazionale di modifica dello Statuto regionale “Modifiche alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), in materia di enti locali e di elettorato passivo alle elezioni regionali” approvata il 30 gennaio 2014 con voto unanime del Consiglio regionale a cui è seguita nel 2016 l’approvazione da parte del Parlamento italiano della riforma dello Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia (legge costituzionale 28 luglio 2016, n. 1), che ha sancito l’eliminazione, dal medesimo Statuto del FVG, delle Province come enti costitutivi della Regione;
TENUTO CONTO che a seguito della soppressione delle Province e alla necessità di un riassetto del sistema degli enti locali, il Consiglio regionale aveva approvato la legge regionale 26/2014 con cui ha istituito le UTI quali enti associativi obbligatori per lo svolgimento coordinato di funzioni amministrative a supporto degli enti locali;
CONSIDERATO che la maggioranza di centrodestra, con la legge regionale n. 21/2019, ha modificato il precedente sistema di funzionamento e collaborazione tra gli enti locali abrogando le Unioni territoriali intercomunali e istituendo gli Enti di decentramento regionale come nuovi enti strumentali della Regione di area vasta, a cui demandare compiti e funzioni amministrative anche a supporto degli stessi enti locali;
PRESO ATTO che nel resto d’Italia, a seguito della Legge 7 aprile 2014, n. 56 (cd. Legge Delrio), le Province hanno mantenuto la propria natura costituzionale pur venendo trasformate in enti di secondo grado, con organi non più eletti direttamente dai cittadini ma dai rappresentanti dei comuni;
CONSIDERATA l’iniziativa legislativa intrapresa dal centrodestra nel corso della precedente legislatura e approvata a maggioranza dal Consiglio regionale il 31 gennaio 2023, che ha portato alla revisione dello Statuto di Autonomia per reintrodurre la possibilità di istituire enti di area vasta dotati di organi elettivi scelti a suffragio universale e diretto, approvata definitivamente dal Senato il 21 gennaio 2026;
RILEVATO che tale riforma comporterebbe un impatto in termini di costi di gestione per il ripristino degli apparati burocratici di area vasta, nonché oneri finanziari non trascurabili per il funzionamento delle indennità e delle strutture di supporto degli organi elettivi (Presidenti, Giunte e Consigli provinciali);
EVIDENZIATO che all’interno della stessa maggioranza di governo regionale e nel dibattito pubblico sussistono posizioni diversificate circa l’opportunità di tornare a un modello istituzionale che molti cittadini consideravano definitivamente superato, a fronte di una spesa pubblica che deve rimanere orientata ai servizi essenziali per la popolazione;
TENUTO CONTO che la stessa riforma statutaria prevede espressamente che, per la definizione dei confini e delle competenze dei nuovi enti, debbano essere sentite le popolazioni interessate per ciascuno dei singoli territori afferenti alle ex province di Gorizia, Udine, Trieste e Pordenone;
RITENUTO che il coinvolgimento diretto del corpo elettorale non debba limitarsi a mere audizioni formali dei rappresentanti locali, ma debba sostanziarsi in un momento di autentica partecipazione democratica, data la rilevanza della modifica per il sistema dei diritti e dei servizi al cittadino;
CONSIDERATO che il ricorso allo strumento del referendum consultivo regionale, previsto dall’articolo 21 della Legge regionale n. 5/2003 (cd. Legge Statutaria), rappresenta una forma importante di ascolto dei cittadini e l’unico modo per conferire una solida legittimazione diretta a una riforma che incide profondamente sull’architettura istituzionale del Friuli Venezia Giulia;
VALUTATO necessario conoscere se la cittadinanza preferisca il mantenimento dell’attuale assetto dei servizi o se ritenga indispensabile il ritorno alla rappresentanza provinciale diretta, con i relativi oneri finanziari connessi.
Tutto ciò premesso e considerato,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE E LA GIUNTA REGIONALE
1. ad attivare le procedure necessarie per l’indizione di un referendum consultivo volto a interpellare i cittadini del Friuli Venezia Giulia in merito al ripristino delle Province quali enti di primo grado dotati di organi eletti a suffragio universale;
2. a garantire che tale consultazione avvenga in tempi certi, precedentemente alla definitiva attuazione legislativa della riforma degli enti di area vasta, al fine di orientare l’azione del Consiglio Regionale secondo la volontà popolare espressa.
Presentata alla Presidenza il giorno 29/05/2026
4785 - MOR Mozione Referendum consultivo Province FVG





