Pordenone, 08.01.26 – «La sofferenza del pronto soccorso nel nuovo ospedale di Pordenone dimostra che per far funzionare bene il sistema sanitario non bastano strutture moderne, tecnologie avanzate e professionisti valorosi, ma serve un’attenta programmazione. L’assessore Riccardi e il sindaco Basso facciano un giro in sala di attesa per rendersi conto che chiudere i punti di primo intervento a Sacile e Maniago non ha certo aiutato a smaltire la coda, a maggior ragione perché la carenza di guardie mediche e medici di famiglia non è stata affrontata con la necessaria determinazione, per non parlare dei numerosi professionisti che negli ultimi anni si sono dimessi volontariamente senza che nessuno abbia fatto nulla per trattenerli». Lo afferma il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd), dopo un sopralluogo al pronto soccorso di Pordenone per verificare le criticità lamentate dai cittadini.
«Dopo l’ennesima segnalazione – prosegue il consigliere dem – ho voluto capire di persona come stavano realmente le cose. Così alle 18 di martedì 6 gennaio sono andato in ospedale. Già all’esterno del pronto soccorso si intuiva che l’afflusso era eccezionale. A fronte di soli sette posti auto ricavati davanti l’ingresso, infatti, le auto parcheggiate in modo comunque ordinato erano ben 19. Superata la porta incerottata e con la maniglia ballerina per una vite allentata, nella sala strapiena ho contato 50 persone. Poiché mancavano sedute per tutti, una quindicina stazionavano in piedi, alcune nei corridoi, ma senza intralciare. Nonostante la lunga e sfibrante attesa, si respirava un clima di civile compostezza». A un certo punto, continua nel suo resoconto, «però, perdendo comprensibilmente la pazienza, una signora ha detto all’operatore di voler portare la madre, arrivata sei ore prima, in un altro ospedale. Un’altra persona mi ha riferito di avere telefonato alla guardia medica senza fortuna prima di accedere alla struttura. Raccolta questa testimonianza che conferma le pecche del sistema e immaginando lo sforzo encomiabile del personale in servizio per tamponare la situazione, sono andato via per ritornare verso le 20.00, quando le persone in sala di attesa erano dimezzate. Finalmente la giornata di passione stava finendo, ma non senza lasciare un senso di pesantezza in chi l’ha vissuta e sente dire ancora una volta che l’intasamento dei pronto soccorso è causato dagli accessi impropri e dal picco dell’influenza, percependo la lontananza delle Istituzioni incapaci di risolvere il problema».


