Salute: Celotti (Pd), dg Asufc chiarisca su Asp Moro e sindaci

Pubblicato il giovedì 08 Ott 2026

 

Codroipo, 07.10.26 – «Con le dichiarazioni del direttore generale di Asufc, Caporale la situazione diventa se possibile ancora più inaccettabile, sia nel merito, sia per il poco rispetto che si continua a dimostrare ai rappresentanti eletti dei cittadini: se l’Azienda ammette di aver già avviato un’interlocuzione con l’Asp Moro e indica questa come la direzione verso cui sta andando, allora è doveroso sapere chi ha dato mandato di aprire questa interlocuzione e perché i sindaci non ne siano stati informati». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd), replicando alle dichiarazioni del direttore generale di Asufc Denis Caporale sull’ospedale di comunità di Codroipo.

«A maggior ragione visto che l’Asp Moro, attualmente commissariata con commissario di nomina della Giunta regionale, non gestisce direttamente i servizi assistenziali di sua competenza, come ad esempio la casa di riposo, ma lo fa attraverso la SocialTeam, e quindi viene da chiedersi se l’interlocutore sia davvero solo l’Asp».

E ancora, continua Celotti, «l’Asp Moro, così come l’ambito socio-assistenziale, è un soggetto che opera per conto dei Comuni. Il presidente dell’Ambito, che è anche il sindaco di Codroipo, ha scritto alla Direzione dell’Azienda sanitaria proprio per chiedere conto di una riorganizzazione della quale non era stato informato. È quindi evidente che i Comuni non erano a conoscenza di queste interlocuzioni, che appaiono in stato avanzato, come testimoniano i colloqui fatti con i dipendenti dell’azienda sanitaria, che il direttore generale non ha negato siano avvenuti».

Questo precedente, conclude Celotti, «apre inoltre a forti preoccupazioni sul destino degli altri ospedali di comunità e sulle rsa. Lo chiediamo e con forza: l’obiettivo è di esternalizzare tutto?».

A intervenire è anche il segretario del circolo Pd codroipese, Giuseppe Damiani ricordando che l’articolo 217 del R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 individuava il sindaco quale autorità sanitaria locale; l’art.13 della legge 833 del 1978 e il 4° comma dell’art. 50 del D.lgs 267 del 2000 hanno confermato che il sindaco eserciti le funzioni attribuitegli dalla legge quale autorità locale. «Non è dunque accettabile liquidare la questione con un invito al sindaco a occuparsi del personale del Comune e non dell’Asufc. Anche se la gestione della salute con il d.lgs 502 del 1992 è stata affidata ai direttori generali delle aziende unità sanitarie locali, resta sempre il fatto che il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio e il Consiglio comunale condivide questa responsabilità. I sindaci non stanno chiedendo di occuparsi del personale dell’Azienda sanitaria: stanno esercitando il loro ruolo istituzionale nella programmazione dei servizi sanitari e sociosanitari del territorio. Hanno quindi tutto il diritto di essere informati e coinvolti nelle scelte che riguardano la comunità che amministrano. La sanità territoriale non può essere programmata passando sopra la testa dei Comuni».

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