INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Oggetto: PFAS nel Friuli Venezia Giulia: esposizione della popolazione e possibili rischi per la salute
PREMESSO CHE
• i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) costituiscono una vasta famiglia di sostanze chimiche artificiali utilizzate per le loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi, alle macchie e alle alte temperature e impiegate in numerosi processi e prodotti industriali;
• tali sostanze sono caratterizzate, in particolare, da elevata persistenza nell’ambiente e da una significativa capacità di diffusione e di accumulo negli organismi viventi, tanto da essere comunemente definite “forever chemicals”, ovvero sostanze chimiche “eterne”;
• l’esposizione umana ai PFAS può avvenire attraverso diverse vie, tra cui principalmente il consumo di acqua e alimenti contaminati, e la presenza di tali sostanze nell’ambiente può pertanto tradursi in un’esposizione della popolazione;
CONSIDERATO CHE
• le evidenze scientifiche disponibili hanno associato l’esposizione ad alcuni PFAS a diversi effetti avversi sulla salute, tra cui alterazioni della risposta immunitaria, aumento dei livelli di colesterolo e ulteriori possibili effetti a carico del metabolismo, del fegato, della tiroide, della riproduzione e dello sviluppo, nonché, per alcune specifiche sostanze, associazioni con determinate patologie oncologiche;
• l’EFSA ha individuato, nell’ambito della propria valutazione del rischio, nella riduzione della risposta immunitaria alla vaccinazione uno degli effetti sanitari particolarmente rilevanti ai fini della valutazione dell’esposizione alla famiglia dei PFAS;
• tali evidenze rendono la presenza di PFAS non soltanto una questione di tutela ambientale e della qualità delle risorse idriche, ma anche una questione di salute pubblica e di prevenzione, soprattutto laddove la contaminazione interessi falde utilizzate per approvvigionamento idrico o pozzi privati;
EVIDENZIATO CHE
• la presenza di PFAS nelle acque del Friuli Venezia Giulia è nota da diversi anni e che l’attività di monitoraggio ambientale ha evidenziato, tra le aree maggiormente interessate, quella del Pordenonese, con particolare riferimento al territorio compreso tra Roveredo in Piano e Porcia;
• documentazione regionale relativa allo stato dei corpi idrici individua infatti, nel Pordenonese, la presenza localizzata di un “plume” di contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche non solo nelle acque sotterranee, con particolare riferimento al PFOS, ma anche nell’ambito di corpi idrici superficiali già dal 2018;
• la documentazione tecnica disponibile evidenzia pertanto l’esistenza di una criticità ambientale che interessa le acque sotterranee del territorio pordenonese e che richiede non soltanto il mantenimento del monitoraggio, ma anche l’approfondimento delle possibili sorgenti e delle vie di diffusione della contaminazione;
PRESO ATTO CHE
• nel corso del 2026 la problematica ha assunto ulteriore rilievo nel territorio del Friuli Occidentale, interessando in particolare i territori di Porcia, Fontanafredda, Roveredo in Piano e Aviano, con la necessità di procedere ad accertamenti sui pozzi privati e di rafforzare gli interventi a tutela dell’approvvigionamento idrico della popolazione;
• con l’Assestamento di bilancio regionale 2026-2028 sono state previste risorse aggiuntive per l’accertamento della presenza di PFAS nei pozzi privati del Pordenonese, per le analisi da parte di ARPA e per la realizzazione di nuove reti acquedottistiche, nonché misure di sostegno per l’allacciamento alla rete pubblica o, in alternativa, per l’installazione di sistemi di filtrazione domestica;
• tali interventi rappresentano una risposta importante sul piano della prevenzione dell’esposizione, ma rendono al contempo necessario interrogarsi su cause, dimensione complessiva e possibile rilevanza sanitaria;
CONSIDERATO INOLTRE CHE
• è necessario distinguere tra monitoraggio ambientale, biomonitoraggio umano ed epidemiologia, ossia:
– il monitoraggio ambientale consente di individuare e quantificare la presenza dei PFAS nelle diverse matrici ambientali, quali acque superficiali, acque sotterranee, acqua potabile, suolo e, ove necessario, alimenti;
– il biomonitoraggio umano consente invece di verificare direttamente la presenza e la concentrazione dei PFAS nell’organismo, generalmente attraverso la determinazione delle concentrazioni nel sangue o nel siero, fornendo una misura della cosiddetta “dose interna” e quindi dell’esposizione effettivamente subita dalla popolazione;
– gli studi epidemiologici consentono, infine, di verificare se nella popolazione esposta siano osservabili eventuali eccessi o particolari distribuzioni di patologie, attraverso l’utilizzo integrato dei dati sanitari relativi, tra l’altro, a mortalità, ricoveri ospedalieri, patologie croniche, patologie oncologiche e altri esiti di salute;
RITENUTO CHE
• la sola presenza di PFAS nelle acque non consenta di stabilire automaticamente l’esistenza di un danno sanitario nella popolazione e che, proprio per questo, sia necessario adottare un approccio scientificamente rigoroso capace di distinguere la semplice contaminazione ambientale dall’effettiva esposizione della popolazione e, successivamente, dall’eventuale associazione tra esposizione ed esiti sanitari;
• un eventuale programma regionale di approfondimento dovrebbe pertanto valutare, in maniera integrata e possibilmente coordinata tra ARPA FVG, Aziende sanitarie, Università, Istituto Superiore di Sanità e altri enti scientifici competenti:
i. la mappatura aggiornata della contaminazione ambientale;
ii. l’individuazione e la caratterizzazione delle possibili sorgenti della contaminazione;
iii. la ricostruzione delle vie di esposizione della popolazione;
iv. il biomonitoraggio della popolazione residente nelle aree maggiormente interessate;
v. il confronto dei risultati con una popolazione residente in aree non interessate dalla contaminazione;
vi. l’eventuale realizzazione di uno studio epidemiologico di coorte o di altri disegni epidemiologici appropriati;
vii. l’integrazione dei dati ambientali, biologici e sanitari disponibili;
RILEVATO CHE
• un’esperienza particolarmente significativa è rappresentata dalla Regione Veneto, che, a seguito dell’individuazione della contaminazione da PFAS, non si è limitata al monitoraggio delle matrici ambientali e della filiera idropotabile, ma ha sviluppato un articolato percorso di valutazione dell’esposizione e degli effetti sanitari;
• la Regione Veneto ha infatti stipulato con l’Istituto Superiore di Sanità un accordo di collaborazione finalizzato, tra l’altro, all’analisi del rischio correlato alla contaminazione da PFAS nelle matrici ambientali e nella filiera idropotabile e alla realizzazione di uno specifico studio di biomonitoraggio, stratificato per area di rischio, sesso e fasce d’età, finalizzato alla determinazione dei biomarcatori di esposizione e alla conseguente valutazione del rischio;
• a seguito dei risultati del biomonitoraggio, la Regione Veneto ha quindi sviluppato un sistema di presa in carico e sorveglianza sanitaria della popolazione esposta, tuttora attivo e periodicamente aggiornato; la Regione pubblica infatti i risultati delle diverse rilevazioni del piano di sorveglianza sanitaria, arrivato nel 2026 alla trentesima estrazione dei dati;
• nel 2025 la Regione Veneto ha inoltre preso atto dell’avvio di un nuovo “Studio di coorte residenziale sulla contaminazione ambientale da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nel territorio dell’Azienda ULSS n. 8 Berica”, predisposto dal Servizio Epidemiologico Regionale di Azienda Zero in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità;
• tale esperienza dimostra come, a fronte di una contaminazione ambientale accertata, sia possibile costruire un percorso progressivo che vada dal monitoraggio ambientale alla quantificazione dell’esposizione individuale, fino alla sorveglianza sanitaria e allo studio epidemiologico della popolazione interessata;
RITENUTO ALTRESÌ CHE
• il Friuli Venezia Giulia, alla luce delle evidenze disponibili sulla presenza di PFAS nel territorio regionale e, in particolare, nel Pordenonese, potrebbe valutare l’opportunità di sviluppare un percorso analogo, eventualmente attraverso una collaborazione strutturata con l’Istituto Superiore di Sanità, con le Università e con le istituzioni scientifiche competenti;
• appare inoltre opportuno verificare la possibilità di aderire, partecipare o raccordarsi alle iniziative e ai programmi di biomonitoraggio e ricerca promossi dall’Istituto Superiore di Sanità, così da evitare la realizzazione di percorsi isolati e consentire il confronto dei dati del Friuli Venezia Giulia con quelli disponibili a livello nazionale;
• un eventuale coinvolgimento del FVG in programmi nazionali di biomonitoraggio potrebbe inoltre consentire di disporre di valori di riferimento e popolazioni di confronto, rendendo più robusta la valutazione dei livelli di esposizione riscontrati nei territori interessati;
TUTTO CIÒ PREMESSO,
il sottoscritto Consigliere regionale
INTERROGA la Giunta regionale per conoscere:
1. quale sia allo stato attuale il quadro complessivo della presenza di PFAS nelle acque sotterranee e superficiali del Friuli Venezia Giulia, con particolare riferimento al territorio del Friuli Occidentale e ai Comuni di Porcia, Fontanafredda, Roveredo in Piano e Aviano, e quali siano i risultati aggiornati delle attività di monitoraggio ambientale effettuate;
2. quali siano le concentrazioni rilevate, quali PFAS siano stati individuati, in quali matrici ambientali e in quali pozzi, e quale sia l’evoluzione temporale dei livelli di contaminazione;
3. quali siano le possibili sorgenti della contaminazione individuate e se siano state effettuate specifiche indagini finalizzate a distinguere e caratterizzare le diverse possibili fonti e vie di diffusione dei PFAS;
4. se la Regione abbia mai effettuato o intenda effettuare un programma di biomonitoraggio umano della popolazione residente nelle aree maggiormente interessate, attraverso la determinazione dei PFAS nel sangue/siero, individuando un campione statisticamente rappresentativo e prevedendo, ove scientificamente appropriato, una popolazione di confronto residente in aree non interessate dalla contaminazione;
5. se siano stati effettuati studi epidemiologici sulla popolazione residente nelle aree interessate dalla presenza di PFAS e, in caso contrario, se la Giunta intenda promuovere uno studio epidemiologico, anche attraverso l’utilizzo dei flussi informativi sanitari regionali relativi a mortalità, ricoveri, patologie croniche e patologie oncologiche;
6. se la Regione intenda avviare un percorso di collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, eventualmente aderendo o raccordandosi con programmi e studi nazionali di biomonitoraggio e ricerca sui contaminanti ambientali, al fine di valutare anche la possibilità di includere il Friuli Venezia Giulia e, in particolare, le aree pordenonesi interessate dai PFAS;
7. se la Giunta intenda avviare un confronto istituzionale e scientifico con la Regione Veneto, con il coinvolgimento di ARPA FVG, Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, Università e ISS, al fine di verificare la trasferibilità al Friuli Venezia Giulia delle metodologie e dei percorsi adottati dal Veneto, con particolare riferimento al biomonitoraggio, alla sorveglianza sanitaria e allo studio epidemiologico di coorte;
8. se la Giunta intenda valutare la predisposizione di un programma regionale integrato PFAS, che colleghi in maniera strutturata il monitoraggio ambientale, il biomonitoraggio umano, la valutazione dell’esposizione, la sorveglianza sanitaria e l’analisi epidemiologica, assicurando nel tempo la pubblicazione e la trasparenza dei relativi risultati in un report dedicato;
9. lo stato di avanzamento delle iniziative finanziate con l’assestamento di bilancio ovvero quanti fondi stanziati sono stati effettivamente spesi, per quale motivo e con quali risultati.
NICOLA CONFICONI
Presentata alla Presidenza il giorno 18.09.2026
4949 - CON IRS PFAS FVG esposizione popolazione e possibili rischi per la salute