Case della comunità: Celotti (Pd), riforma resta sulla carta

Pubblicato il martedì 25 Ago 2026

 

Trieste, 24.08.26 – «Senza medici e senza confronto la riforma sulle Case della comunità è destinata a restare sulla carta. Il dibattito sulle strutture di Udine e Tarcento, così come gli interventi dei sindacati confermano le criticità che denunciamo da oltre un anno: manca un progetto condiviso, manca il confronto con i professionisti e non è ancora chiaro come si voglia riorganizzare davvero la sanità territoriale». Lo afferma la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, intervenendo sulle difficoltà emerse attorno all’avvio delle nuove strutture.

«Mentre l’assessore Riccardi continua a inaugurare strutture – osserva Celotti – dai territori arrivano purtroppo segnali molto diversi, che dicono dell’assenza di un confronto vero e che sollevano dubbi sul funzionamento delle strutture. È la conferma del fatto che non basta cambiare la targhetta sulla porta dei servizi distrettuali».

Le Case della comunità, spiega la consigliera dem, «dovrebbero rappresentare un vero salto di qualità nell’assistenza territoriale: garantire presa in carico e continuità assistenziale, integrazione tra sanità e sociale, maggiore accessibilità e diagnostica di primo livello, soprattutto per le persone anziane, fragili e con patologie croniche. Per farlo servono medici di medicina generale organizzati in equipe stabili e realmente coinvolti nella progettazione dei servizi».

Secondo Celotti «se i professionisti che dovranno far funzionare le Case della comunità non vengono coinvolti davvero, è difficile che possano considerare questa trasformazione un’opportunità e contribuire a realizzarla».

E ancora, aggiunge, «quello che emerge oggi è il risultato di una grande assenza di programmazione e confronto. Non possiamo riorganizzare la sanità territoriale senza progettare i nuovi servizi insieme ai Medici di Medicina Generale, al personale infermieristico, per arrivare ai Servizi sociali, al Terzo settore e alle Amministrazioni comunali, tutti soggetti che andavano coinvolti almeno un anno fa. Le Case della comunità potevano davvero rappresentare una svolta per il Friuli Venezia Giulia». Il rischio, conclude Celotti, «è che restino strutture vuote di contenuti innovativi e che quindi la riforma territoriale si chiuda al ribasso».

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