Trieste, 09.04.26 – «Dopo gli allarmi degli scorsi anni, il sistema del payback dei dispositivi medici rischia ancora di creare forti problematiche alle imprese, ma anche possibili questioni amministrative in cui potrebbe incappare la Regione. Infatti, l’eventuale accoglimento del ricorso delle imprese produttrici al Consiglio di Stato potrebbe comportare l’obbligo di restituzione delle somme percepite. In via cautelativa è opportuno che il Fvg valuti di sospendere le compensazioni e l’esecuzione dei crediti a titolo di payback nei confronti degli operatori economici, almeno fino al pronunciamento del Consiglio di Stato». A chiederlo è il consigliere regionale Roberto Cosolini (Pd) che attraverso una lettera all’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi chiede appunto la sospensione cautelativa delle procedure di payback dispositivi medici.
«Il payback sanitario sui dispositivi medici – ricorda Cosolini – è un meccanismo che impone alle imprese fornitrici di contribuire a pagare gli sforamenti dei tetti di spesa regionale dal 2015 in poi. In Fvg sono circa 100 le imprese, con più di 500 addetti oltre all’indotto, che rischiano il tracollo visto che si tratta di pmi alle quali sono richiesti importi che spesso sono così ingenti da superare il fatturato lordo di un anno. Insieme a questo problema si potrebbe inoltre determinare una grave carenza delle forniture di dispositivi medici al servizio sanitario regionale».
Accanto a questa situazione, ribadisce Cosolini «c’è un quadro, sotto il profilo giuridico, in evoluzione: Nel 2023 il Tar del Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’articolo 9 ter del dl 78 del 2015 che introduce appunto il payback, poi dichiarata infondata nel 2024. Successivamente lo stesso Tar ha definito il contenzioso mediante sentenze-pilota, respingendo i ricorsi delle imprese e dichiarando inammissibili quelli contro i provvedimenti regionali, qualificati come meramente attuativi. Tuttavia, numerose imprese hanno proposto appello al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione cautelare delle sentenze e dei provvedimenti impugnati. La terza sezione del Consiglio di Stato, con ordinanza cautelare (n. 834 del 6 marzo 2026), ha disposto quindi la sospensione delle sentenze appellate e dei relativi provvedimenti, fissando l’udienza pubblica per il 24 settembre 2026. Qualora il Consiglio di Stato desse ragione ai ricorrenti, ci potrebbe essere l’obbligo di restituire le somme incassate». Resta poi il tema, conclude Cosolini, «di un istituto, quello del payback, di cui sono evidenti le ricadute pesantissime sulle piccole e medie imprese obbligate loro a tappare gli sforamenti di spesa del sistema sanitario».

