Preferenza genere: Celotti-Fasiolo (Pd), Cr Fvg fanalino di coda

Pubblicato il domenica 22 Mar 2026

Donne_

Trieste, 22.03.26 – «Se la presenza femminile nei Comuni è aumentata il merito va ricercato nella possibilità di esprimere la doppia preferenza di genere. Una questione che, invece, in Consiglio regionale si continua a eludere. Visto che su un totale di 48 eletti sono solo dieci le donne presenti nell’assise regionale, una domanda dovremmo porcela tutti». Lo affermano le consigliere regionali Manuela Celotti e Laura Fasiolo (Pd) commentando il rapporto Anci dal quale emerge che il 40,5% degli amministratori locali sono donne.

«Le Regioni italiane hanno ormai tutte introdotto la doppia preferenza di genere nelle rispettive leggi elettorali per le elezioni regionali. All’appello manca il Friuli Venezia Giulia che, insieme alla Sicilia, appare sempre più distante dal resto delle regioni italiane» continuano le due consigliere dem ricordando che «più volte il Pd, attraverso una proposta di legge, con primo firmatario il consigliere Francesco Russo, ha sollecitato e chiesto all’Aula di inserire nella legge elettorale regionale la doppia preferenza di genere, e in ogni occasione, in maniera assolutamente strumentale, il centrodestra ha scelto di rigettare questa proposta di buon senso e civiltà».

Le donne, «rappresentano più del 50 per cento della popolazione regionale e sono assolutamente sotto rappresentate all’interno del Consiglio regionale. Non è un caso, che le politiche di conciliazione e per raggiungere una vera parità di genere stentino a essere affrontate con coraggio e siamo convinte che solo una maggiore presenza di donne all’interno dell’Assemblea potrebbe garantire una svolta. La doppia preferenza di genere rappresenta uno strumento per superare il disequilibrio attualmente presente e i dati relativi ai comuni non fanno che confermare questa realtà, perché laddove è stata introdotta, la preferenza di genere ha contribuito ad aumentare la presenza femminile». Secondo Celotti e Fasiolo «non si tratta semplicemente di aumentare il numero delle donne, ma di aumentare la rappresentanza di una parte della popolazione, puntando a raggiungere una vera parità di genere – concludono – sia nella presenza all’interno delle istituzioni, che in tutti gli altri ambiti della vita delle donne».

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