Trieste, 10.03.26 – «La questione dell’attrattività degli ospedali spoke per i giovani professionisti rappresenta oggi uno dei nodi centrali nell’organizzazione del sistema sanitario. Se ci si limita a prendere atto dell’attuale tendenza all’accentramento delle professionalità negli ospedali hub, il rischio è quello di indebolire progressivamente i servizi sanitari territoriali, con ricadute sulla prossimità e sull’accessibilità delle cure per i cittadini». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) replicando alla risposta che l’assessore regionale alla Salute ha dato oggi in terza commissione all’interrogazione attraverso la quale poneva la questione del lieve aumento del personale medico, ma solo nel centro hub per la cardiologia in Asufc
«Siamo consapevoli che le scelte dei professionisti condizionano l’organizzazione delle Aziende sanitarie, ma la vera domanda è come rendere attrattivi gli ospedali spoke, altrimenti si va verso il depauperamento e la perdita della capillarità dei servizi che vanno garantiti ai cittadini» continua Celotti sottolineando la necessità di «interrogarsi su quali strategie possano rendere nuovamente attrattive le strutture spoke, evitando un loro progressivo depotenziamento. Tra le possibili soluzioni, si potrebbero valutare anche forme di premialità per i professionisti che scelgono di lavorare in queste sedi. Un ruolo importante potrebbe essere svolto dai dipartimenti unici aziendali, a condizione che il loro mandato sia chiaro: non accentrare ulteriormente le funzioni, ma garantire una distribuzione equilibrata delle competenze e una presenza stabile dei professionisti su tutto il territorio». Secondo Celotti «resta infine fondamentale assicurare la continuità della presa in carico dei pazienti, in particolare di quelli con patologie croniche, evitando modelli organizzativi basati su presenze occasionali negli ospedali spoke. Per questo – conclude – sarà importante chiarire quale indirizzo verrà affidato ai direttori dei dipartimenti rispetto alla copertura dei servizi negli ospedali di base».


