Economia: Moretti-Moretuzzo (Pd-Pat/Civ), sistema Fvg in frenata

Pubblicato il venerdì 20 Feb 2026

 

Udine, 20.02.26 – «I toni trionfalistici e assolutamente fuori luogo della Giunta Fedriga si scontrano con i dati che emergono dal quarto rapporto socioeconomico di RilanciaFriuli che documentano un annoso rallentamento economico della regione. Da parte della Giunta manca una chiara politica industriale che possa compensare gli effetti del pesante calo demografico, attraverso una visione di futuro sui temi della crescita industriale, della manifattura e dell’occupazione».

Lo affermano i capigruppo del Pd e del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Diego Moretti e Massimo Moretuzzo, presenti oggi a Udine nella sede della Regione, insieme ai consiglieri Manuela Celotti, Nicola Conficoni e Massimiliano Pozzo (Pd), alla conferenza stampa promossa dagli stessi gruppi consiliari insieme all’Osservatorio socioeconomico di RilanciaFriuli.

Nel corso della conferenza stampa, per RilanciaFriuli sono intervenuti Fulvio Mattioni e Furio Petrossi che hanno illustrato i numeri del rapporto: «La crescita dell’economia regionale (2,6% tra il 2019 e il 2023 e con una previsione analoga per il periodo tra il 2024 e il 2028), infatti, è rimasta costantemente al di sotto della media italiana (del 5,5%) e del Nord-Est (4,8%). E la ripresa post-pandemica non si è tradotta in un rafforzamento strutturale del sistema produttivo. Il punto centrale, allora, è chiedersi perché il nostro Fvg cresce così poco e meno delle altre regioni. La risposta conduce al mercato del lavoro del Fvg che nei prossimi 5 anni avrà bisogno di 82mila lavoratori, ed è questa la sfida (è il fabbisogno dichiarato dalle nostre imprese necessario quasi solo per sostituire i lavoratori che andranno in pensione). Ma più della metà di questo fabbisogno rischia seriamente di restare insoddisfatta (aggiungono le imprese) per l’assenza di lavoratori, competenze e attrattività territoriale. È una dinamica che colpisce l’industria, i servizi alle imprese, la sanità e il Welfare, e che rischia di trasformarsi nel principale freno allo sviluppo del prossimo decennio. Nel settore privato si registra un fabbisogno complessivo di 61.600 lavoratori, di cui 15.600 stranieri, pari al 25,3 per cento»

Inoltre, commentano Moretti e Moretuzzo, «siamo di fronte a uno scenario paradossale se confrontato con l’andamento delle finanze pubbliche regionali cresciute in modo significativo negli ultimi anni: un’opportunità che stiamo sprecando viste le enormi disponibilità di bilancio della Regione. Anche di questo viene data evidenza nel rapporto. Il problema, dunque, non è la scarsità di fondi, ma la loro capacità di generare effetti moltiplicativi sull’economia reale».

Infine, Mattioni e Petrossi propongono «un piano per ripartire che prevede di rafforzare la formazione tecnica e professionalizzante, collegandola stabilmente alle imprese; aumentare la partecipazione al lavoro e attrarre competenze qualificate per compensare il calo demografico; rendere il territorio più attrattivo per chi lavora e investe, integrando politiche economiche, formative, abitative e sociali».

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