Porto Monfalcone: Moretti, giochi di potere e incertezze incomprensibili e inaccettabili

L’Assessore Pizzimenti chiarisca sulle linee di indirizzo della Regione

MORETTI: SUL PORTO DI MONFALCONE GIOCHI DI POTERE E INCERTEZZE INCOMPRENSIBILI E INACCETTABILI. L’ASSESSORE PIZZIMENTI DICA CHIARAMENTE QUALI SONO LE LINEE DI INDIRIZZO DELLA REGIONE
Devo dire che ha ragione il segretario regionale della FILT-CGIL Lorelli: sul Porto di Monfalcone non ci possono essere incertezze, conflitti di potere, poca chiarezza.
Esiste una norma, il DPR 29 marzo 2018, n. 57, che inserisce il Porto di Monfalcone nell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico orientale (assieme a Trieste), decreto arrivato a conclusione di un percorso normativo che ha visto il Parlamento impegnato a riformare il sistema dei porti italiani. Si tratta di una norma che la Regione e il territorio chiedevano da anni, e che dal 14 giugno è diventata operativa. Un Porto, quello di Monfalcone, di fatto “bloccato” da anni per un insieme di competenze plurime, litigiosità, veti incrociati, con una legge regionale – la n. 12 del 2012 – che si interseca con la legge nazionale 84/94 e che di fatto in questi anni non ha funzionato.
Cosa sta succedendo? Tutto fermo, di incontri operativi tra i soggetti interessati (Regione, Azienda Speciale Porto, Consorzio Industriale di Monfalcone e AP di Trieste) nemmeno l’ombra, ognuno va avanti per la propria strada e l’Autorità Portuale è lì, nel limbo, in attesa che qualcuno li coinvolga.
Assistiamo ad un movimentismo mediatico, quello del Sindaco di Monfalcone, che si prende meriti che non ha (sulle bramme), convoca per il prossimo 27 riunioni pletoriche (le istituzioni più un operatore portuale – chissà perché uno e non tutti), ad un silenzio assordante da parte del Presidente dell’Azienda Speciale per il Porto di Monfalcone, ad una serie di dichiarazioni da parte dell’assessore regionale Pizzimenti che non fanno che aumentare la confusione e l’incertezza, all’Autorità Portuale di Trieste che appunto resta in attesa.
Non c’è dubbio – ed è un vulnus – che il Decreto legislativo è monco della presenza formale del Comune di Monfalcone all’interno del Consiglio dell’AdSP (questo avrebbe riaperto l’assalto alla diligenza anche in Porti italiani e questo non si è voluto perché avrebbe significato l’insabbiamento della riforma), ma non possiamo pensare per questo di bloccare tutto e ritornare nell’immobilismo più completo.
La Giunta Fedriga, se non condivide tale impostazione, ha solo una strada: fare in modo che il Governo e il Parlamento modifichino la legge (con quali risultati non si sa), riaprendo così l’iter di approvazione di un nuovo Decreto, oppure abrogarlo per ritornare alla situazione ex ante.
Ancora: a questo punto, di fronte ad un’evidente e palese non applicazione della legge, che senso ha avere un ente come l’Azienda Speciale Porto di Monfalcone a fronte di Comune e della Regione che dicono (dalle parole del Sindaco e dell’assessore Pizzimenti) di voler fare tutto?
Una situazione paradossale, non c’è che dire, di fronte alla quale bisogna ringraziare gli operatori portuali e le maestranze che con il loro lavoro quotidiano permettono al Porto di Monfalcone di crescere in termini di traffici ogni anno.